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Carinzia e Stiria dicono no alla centrale di Krško 2

Dure proteste dopo che il premier Šarec si è detto favorevole al raddoppio dell’impianto nucleare. Il mondo politico del Paese non si oppone al progetto

Mauro Manzin
2 minuti di lettura
Come appare oggi la centrale di Krsko 

VIENNA «No Nuke» è quanto hanno affermato le autorità regionali della Carinzia e della Stiria in risposta alle parole del primo ministro sloveno Marjan Šarec sulla necessità di installare un altro blocco della centrale nucleare di Krško. «Questo è inaccettabile», ha dichiarato il vice governatore della Stiria Michael Schickhofer (Spö). Il leader dei nazional-liberali della Carinzia (Fpö), Gernot Darmann, ha annunciato invece «un’opposizione di massa» al progetto di raddoppio della centrale nucleare di Krško.



Schickhofer ha invitato il governo federale di Vienna, secondo l'agenzia di stampa austriaca Apa, ad agire immediatamente e ad avviare colloqui con il governo di Lubiana per bloccare l'intenzione del premier Šarec. «Dovremo disconnettere la centrale nucleare di Krško oggi piuttosto che domani. In nessun caso, non dovremmo opporci al suo raddoppio», ha detto il leader stiriano, osservando anche che la centrale nucleare di Krško si trova in una zona sismica. «Abbiamo bisogno di un'alleanza nazionale ed europea per impedire l'ulteriore espansione della centrale nucleare», ha affermato Schickhofer. Darmann, invece, ha scritto in un comunicato di attendersi che il governatore Peter Kaiser (Spö) rediga una protesta ufficiale da parte del governo carinziano. Allo stesso tempo, il leader della Fpö si è rivolto agli sloveni che vivono nella regione austriaca. «Esorto le organizzazioni slovene - ha scritto - a prendere una posizione chiara sulla questione della centrale nucleare di Krško e ad affermare la loro influenza presso il governo di Lubiana».

Šarec, lo ricordiamo, ha esplicitato la necessità di installare un secondo blocco della centrale nucleare di Krško giovedì scorso durante una visita all’impianto. «Dobbiamo riporre tutti i nostri sforzi in questo progetto - ha dichiarato - e iniziare a costruire un secondo blocco, poiché avremo bisogno di sempre più elettricità in futuro, soprattutto se vogliamo essere un Paese prospero». La centrale attuale è stata costruita al tempo dell'ex Jugoslavia ed è in funzione dal 1983.

E se il ministero delle Infrastrutture afferma all’agenzia Sta che non è stato ancora deciso nulla e che «la risposta alla quantità e soprattutto a quale tipo di energia la Slovenia ha bisogno a lungo termine sarà definita nel piano nazionale per l'energia e il clima», il dibattito politico nel Paese prende quota dimostrandosi alla fine concorde alle affermazioni del suo premier che, dicono alcune fonti diplomatiche, guarda caso si è recato a Krško e ha pronunciato il suo endorsement al nucleare dopo che a giugno c’è stata la visita a Lubiana del segretario di Stato americano per l’Energia, Rick Perry il quale qualche promessa alla Slovenia deve pur averla fatta.

L’opposizione in Parlamento della Sds (democratici di Janša) sono assolutamente favorevoli al raddoppio visto che l’idea era già presente nei piani del suo leader quando era primo ministro. I socialdemocratici (Sd), partner di governo sono favorevoli alle fonti rinnovabili di energia ma a fronte dell’autosufficienza energetica del Paese sostengono che il raddoppio di Krško «è sensato» mentre la Smc del ministro degli Esteri Miro Cerar chiede che prima si risolva il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari. —


 

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