Monfalcone: "Fondi per gli affitti, stranieri discriminati"

Nel mirino del sindacato una raccomandata con cui il Comune introduce un nuovo requisito a procedura conclusa

MONFALCONE È destinata a far discutere la lettera inviata dal Comune di Monfalcone ai residenti che hanno chiesto i contributi per abbattere l’affitto. Nell’occhio del ciclone, un nuovo requisito introdotto per gli stranieri. Nel vedersi recapitare la raccomandata, gli immigrati monfalconesi si sono precipitati nei Caf del territorio alla disperata ricerca di informazioni, avanzate anche al nuovo presidente dell’associazione bengalese Integriamoci, Hamim Hossain. Ma è dall’Unione sindacale di base che si leva un appello per chiedere al Comune di ritirare il «provvedimento discriminatorio» che «ricalca il caso Lodi» con il solo effetto di «lacerare ulteriormente il tessuto sociale della comunità».



Facciamo un passo indietro. Il bando affitti quest’anno è stato chiuso il 15 aprile e la graduatoria degli ammessi a è stata approvata entro il 31 maggio. A procedura conclusa, la missiva comunale annuncia un «successivo controllo sulle autocertificazioni prodotte dai richiedenti il contributo». Più in dettaglio, il servizio sociale comunale chiede ai residenti che hanno chiesto il contributo di presentare «entro 30 giorni dal ricevimento della lettera, una documentazione, tradotta in italiano, attestante che tutti i componenti del nucelo famigliare non siano proprietari di altri alloggi nel paese di origine e nel paese di provenienza». Questo è quanto si legge nella lettera. Ora, il sindacalista Usb Alessandro Perrone parla di «un tentativo di escludere i cittadini stranieri extracomunitari» che hanno fatto regolare domanda di contributi «attraverso l’imposizione di un provvedimento che mira a limitare l’accesso a tale prestazione sociale agevolata solo ai cittadini in grado di certificare gli eventuali immobili posseduti o la loro assenza all’estero e non dichiarati in Italia».



Spiega: «La dichiarazione deve essere rilasciata dalle competenti autorità dello Stato estero di provenienza, corredata di traduzione in italiano legalizzata dall’autorità consolare italiana che ne attesti la conformità». Il punto, incalza il sindacalista, è che «l’applicazione di questo documento avviene dopo quasi tre mesi dalla chiusura del bando, dando solo 30 giorni per regolarizzarsi, in agosto». E ciò viene richiesto «sapendo perfettamente che nei Paesi extraeuropei del cosiddetto Terzo Mondo tali dichiarazioni sono impossibili da certificare e in ogni caso anche nelle migliori condizioni, non possono essere rilasciate prima di sei mesi».



Da qui il paragone con «il tristemente noto tentativo del Comune di Lodi di escludere i bambini stranieri dal servizio mensa scolastico». Un provvedimento, recita anche una nota ufficiale di Usb, che «va respinto anche sotto il profilo della legittimità in quanto produce una discriminazione offensiva rispetto ai cittadini stranieri che contribuiscono al benessere generale e hanno titolo di chiedere quanto spetta a qualsiasi cittadino ciò che rientra nelle norme regionali riguardanti il sostegno alle locazioni». Per questo il sindacato chiede l’immediato ritiro del provvedimento comunale respingendo «l’assunzione della “dottrina Lodi” in quanto lesiva dei diritti universali sanciti dalle norme nazionali e comunitarie». Interpellata sul caso, la sindaca Anna Maria Cisint non ha voluto fare alcuna dichiarazione in merito. —


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi