Fedriga avvisa gli ex alleati: «M5s sparisce se va col Pd»

Massimiliano Fedriga al Meeting di Cl a Rimini insieme all’ex ministro Maurizio Lupi (primo da sinistra), e ai governatori di Liguria e Lombardia Giovanni Toti e Attilio Fontana

L’affondo del governatore al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini «Un governo giallorosso sarebbe tradimento. Senza voto non c’è democrazia»

TRIESTE Senza voto «è superata la democrazia». Massimiliano Fedriga, al meeting di Rimini per un confronto sull’autonomia, non fa mancare la sua voce sulla crisi di governo. E usa parole molte dure su uno scenario che veda insieme, dopo anni di scontri, Pd e Movimento 5 Stelle. Secondo il governatore Fvg è in «contraddizione palese» chi dice che «se andiamo al voto i cittadini non votano come vogliamo noi, quindi al voto non ci andiamo». E invece il presidente leghista insiste per un ritorno alle urne, convinto che il movimento possa uscirne vincitore. Dopo di che, «la scelta, difficile, spetta al presidente Mattarella, che sta lavorano in modo molto intenso e responsabile».



Nessun dubbio, comunque, sulle mosse di Matteo Salvini: «Abbiamo cercato con i nostri temi e i nostri errori, anche con un gesto dirompente, di dimostrare che un governo ha senso se è un mezzo e non un fine. Se il fine diventa semplicemente fare un governo e non quello che il governo fa, c'è qualcosa che non funziona». La prospettiva di accordo Pd-5 Stelle? «Mi raccontino quello che vogliono - prosegue Fedriga -, ma un governo giallo-rosso, e lo può capire anche l’ultimo dei grillini fidelizzato a Casaleggio o Di Battista, servirebbe solo a garantire una poltrona ai parlamentari che rischiano di non essere eletti» e, per questo, «non vogliono tornare al voto». Ma, «il M5s è destinato a scomparire se, tradendo i propri elettori, farà la scelta di governare con il Pd». Quello stesso partito contro il quale «si sono candidati e per cui hanno preso il 33% dei voti alle elezioni del 2018», proponendosi come «l’immagine del cambiamento: il cambiamento rispetto al Pd». E «alcuni mesi dopo - domanda il presidente Fvg - vogliono governare con il Pd?».

Un riferimento anche ai temi in discussione a Rimini. Con porta aperta al bis giallo-verde. «Abbiamo letto dai mezzi di informazione che il M5S si è detto improvvisamente disponibile all’autonomia, per mesi rimasta bloccata, e a fare una riforma fiscale coraggiosa con risorse e non con contrazione di spesa. Lo scopriamo a seguito della crisi. Se sono cambiate le carte in tavola, e come per magia il M5S ha cambiato opinione, noi siamo disponibili. Abbiamo sempre detto che il governo ha senso se serve a fare le cose».

Una disponibilità su cui ironizza la senatrice dem Tatjana Rojc: «È la Lega il partito più attaccato alle poltrone, a quelle del governo per la precisione: lo provano i giri di valzer e gli espliciti ammiccamenti di Salvini ai 5Stelle ancora in queste ore. La Lega chiede il voto a forza di urla ma sottovoce implora i 5Stelle di riprenderlo nel talamo e, soprattutto, in sala da pranzo». Per Rojc «è bizzarra questa Lega che, dopo aver fatto saltare il governo in cui spadroneggiava, sarebbe pronta a cambiare idea, forse non per nobilissimi ideali».

Polemiche a parte, Fedriga ha parlato dunque di autonomia al panel organizzato al meeting assieme ai colleghi presidenti del Nord della Lombardia Attilio Fontana, della Liguria Giovanni Toti, della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e della Sicilia Nello Musumeci. Il Fvg, è la posizione del governatore, è «al fianco» delle Regioni ordinarie che hanno avanzato allo Stato la richiesta di quote di autonomia, ma è al contempo impegnato ad acquisire più competenze per sé, in primis sulla scuola. —


 

Video del giorno

Incidente minibus a Capri, il momento in cui il bus precipita ripreso dalle telecamere di sorveglianza

Cotolette di ceci con maionese all'erba cipollina

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi