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Rebus esecutivo, Serracchiani e Rosato fiutano la loro occasione per il rilancio

I possibili riposizionamenti in casa dem se il governo giallorosso dovesse diventare realtà. E Cerno fa il pontiere

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TRIESTE Il tratto che li accomuna è che la crisi di governo e l’ipotetica alleanza giallorossa potrebbero rilanciarli sulla scena politica nazionale dopo un periodo di scarsa visibilità o addirittura di tentazioni di uscita dal partito. Così, dopo la riunione della direzione Pd, Ettore Rosato, Debora Serracchiani e Tommaso Cerno si muovono su uno scacchiere tremendamente incerto, ma che potrebbe riservare loro inaspettati (fino a pochi giorni fa) riposizionamenti e magari l’ingresso nell’esecutivo che verrà.

Tutto dipenderà dall’esito delle consultazioni, dalle modalità di confronto con i grillini e dalla reale volontà del segretario Nicola Zingaretti di arrivare ad un’intesa dopo aver dettato condizioni stringenti, tra richieste di discontinuità, stretta osservanza europeista e svolta nelle politiche economiche e sociali. Ma intanto la nuova vulgata salta agli occhi, perché le bordate verso i cinquestelle sono già un ricordo. Rosato invoca da giorni un’intesa di governo di legislatura, sulla scorta del cambio di passo di Matteo Renzi. Linea sposata con maggiori prudenze anche da Serracchiani, che apprezza l’apertura zingarettiana precisando che «il Pd non potrà accettare forzature né accordi di breve respiro. Siamo pronti a fare la nostra parte per il bene del Paese, ma non a perdere la nostra anima per sopravvivere qualche mese».

Ma cosa potrebbe succedere ai due big eletti in Fvg in caso di accordo giallorosso? Per Rosato l’ipotesi più accreditata è mantenere la carica di vicepresidente della Camera, sfruttando nel contempo le relazioni costruite da capogruppo parlamentare per sostenere l’azione renziana nelle complicate alchimie d’Aula che il nuovo governo certamente richiederà. Rosato continuerebbe inoltre a tessere la tela dei Comitati civici di cui è responsabile nazionale: un ruolo chiave in area renziana, dove serpeggia la convinzione che Zingaretti voglia far saltare le trattative per rinnovare i gruppi parlamentari che oggi non gli sono allineati. I Comitati sarebbero il deterrente da usare nella battaglia interna per un’area che da tempo medita di uscire dal Pd. Ma proprio il rischio scissione apre per Rosato un secondo scenario: il timore che i renziani stacchino tra qualche mese la spina al governo potrebbe convincere tanto i grillini quanto la segreteria dem a spingere per l’ingresso di qualche uomo d’area al governo. Un’assicurazione sulla vita, di fatto, ma Renzi ha già detto di volerne restare fuori e così farà anche Maria Elena Boschi: potrebbe allora essere proprio il triestino ad assumere responsabilità ministeriali.

Dopo una fase di relativo isolamento interno, Serracchiani è tornata a sua volta in auge conquistando la vicepresidenza del partito. Voci di dentro parlano di un probabile ingresso nell’eventuale governo, con possibile ruolo di sottosegretario, ma l’interessata ovviamente smentisce ogni tentazione. L’alternativa potrebbe essere una presidenza di commissione pesante – probabilmente quella dedicata al Lavoro dove guida il gruppo dem – ma tutto dipenderà dagli equilibri interni, perché nel Pd già emergono le non poche ambizioni personali da miscelare con le non poche tendenze interne.

Chi verso il M5s mostra da tempo una certa sintonia è Cerno, capolista al Senato in Fvg ma poi risultato eletto nel collegio uninominale di Milano e non particolarmente amato dai colleghi corregionali, cui era stato imposto direttamente da Renzi. L’ex condirettore di Repubblica ha rischiato l’uscita dal Pd solo pochi giorni fa, quando si è schierato sulla posizione “no Tav” assieme al M5s. Ma ora Cerno vede l’occasione per mettersi al centro della scena: il senatore invoca un «governo rock», citando Adriano Celentano con un omaggio al protogrillismo ambientalista di cui il cantante si fece portatore. Per Cerno, «serve un big bang democratico. Qualcosa di inedito, spiazzante da proporre al Paese. Un governo che non sia il Pd che ritorna. Ma la sinistra che fa un passo avanti e che punti a durare otto anni, cioè per questa legislatura e la successiva». Cerno ha chiarito i rapporti con Renzi in un pranzo pacificatore organizzato già nel giorno del no alla Tav e pare che l’ex premier abbia apprezzato l’effetto della sua sortita sui pentastellati. Ieri il giornalista è stato pure avvistato al Nazareno. «L’odio del Pd per i grillini è odio tra fratelli che si contendono un’eredità», dice, preparando il terreno per un ruolo da pontiere, che potrebbe anche in questo caso tramutarsi in una responsabilità di governo.

Tutto sarà diverso in caso di elezioni. Probabile la ripresentazione di Serracchiani e di Tatjana Rojc. Meno quella di Rosato, che potrebbe trovare spazio più facilmente nelle liste di altri territori o ufficializzare il trasloco fuori dal Pd. Ripetendo il risultato delle europee, i posti potrebbero essere quattro: abbastanza per proporre la corsa al segretario regionale Cristiano Shaurli e all’ex senatore Francesco Russo, entrambi schierati con la segreteria Zingaretti. —


 

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