Comune di Trieste, la giunta mette fine allo stallo sull’integrativo ai comunali

Ok alla delibera che distribuisce 1,4 milioni in differente misura a 2.100 addetti. L’assessore Lobianco: «Adesso possiamo riaprire il negoziato con i sindacati»

TRIESTE «Adesso ci sono le condizioni per riaprire la trattativa con i sindacati sull’integrativo 2019-21. La proposta aziendale ha sbloccato uno stallo negoziale che creava pregiudizio al buon funzionamento della macchina comunale. A partire da lunedì prossimo il segretario generale Santi Terranova potrà firmare gli atti che consentiranno l’erogazione in busta paga a partire da quella del 27 settembre». Firmato Michele Lobianco, assessore ai 2500 dipendenti comunali.

Tra premi alla performance e indennità contrattuali, la civica amministrazione apre una valigetta contenente 1 milione 424.540 euro, a valere sul 2019. Le risorse saranno ripartite su circa 2100 addetti “non dirigenti”, in maniera diversa a seconda del livello e della mansione. Comunque molto democratica, riguardando l’80% della forza lavoro municipale.


Del tutto indicativamente, la media, da prendersi con le molle, suggerisce un lordo annuo pro-capite pari a 678 euro. Più difficile dividere per 12, poiché ci sono voci mensili e annuali. Se la ripresa del confronto con i sindacati confermerà l’1,4 milioni di euro, questo dato avrà una proiezione triennale a scadere il 31 dicembre 2021.

Quindi il dado è tratto. Anzi, per esattezza, è stato tratto lo scorso 25 luglio, quando la delegazione trattante municipale (Santi Terranova, Fabio Lorenzut, Manuela Sartore) aveva avvertito le sigle sindacali che la parte pubblica avrebbe proceduto in via unilaterale, spalmando secondo propri criteri le somme relative all’integrativo.

Nella tarda mattinata di ieri la giunta ha approvato la conseguente delibera, corredata dall’«atto unilaterale sostitutivo del mancato accordo», portata da Lobianco il quale si assume «la responsabilità politica» di aver proceduto senza attendere la convergenza dei sindacati, in particolare di Cisl-Cgil-Uil.

L’«atto unilaterale» codifica le modalità di riparto. Sono voci annuali i cosiddetti “obiettivi speciali e di miglioramento” (formazione, prevenzione e sicurezza, coordinamenti, incarichi specifici come la verifica amianto e l’officina autoparco) e l’indennità di servizio esterno per la Polizia locale, che può sommare - per la prima volta - anche l’attività svolta “con arma”.

Le indennità mensili sono invece quelle di turno, di reperibilità, di festivo, di condizioni lavorative. Le “condizioni di lavoro” rappresentano la fattispecie più interessante e articolata, strutturandosi su tre sezioni intitolate al disagio, all’esposizione a rischi, al maneggio valori. Sono coinvolti in questa vasta fascia addetti agli organi istituzionali, addetti ai mercati, farmacisti, coordinatori pedagogici, servizi con frequente “improgrammabilità”, situazioni ambientali classificate “difficili” (variazioni climatiche, rumore, temperature estreme, esposizione a fumi e vapori), assistenti sociali in quanto esposti a “stress relazionale”.

Infine le “specifiche responsabilità”: ufficiali di stato civile-anagrafe-elettorale, responsabile dei tributi, archivisti informatici, addetti Urp, protezione civile. Prossimamente sugli stessi schermi i premi per i dirigenti: dai 4 ai 5000 euro annui per i manager di servizio, con punte del + 23% per i vicesegretari Lorenzut e Silla. —


 

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