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Gava e Zoccano guidano la pattuglia di ex Patuanelli in pole. E Dal Mas spera ancora

I due sottosegretari saranno i primi a perdere il posto. Bis improbabile per forzisti e “carneadi” a 5 stelle. Dejà vu per Tondo

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TRIESTE C’erano due sottosegretari del Friuli Venezia Giulia nel governo gialloverde, dopo anni di mancata rappresentanza. Adesso che la strana coppia è saltata, Vannia Gava e Vincenzo Zoccano, lei verde, lui giallo, sono già ex: i primi a perdere il posto. A breve, se il «saggio» presidente Mattarella, come ripete Zoccano, non troverà una soluzione, rischiano di dover fare la valigia anche i soldatini semplici del Parlamento. Quelli che hanno un’idea chiara del dopo crisi e quelli che, come i forzisti, faticano a capire che cosa gli convenga fare.

Gava, sottosegretario all’Ambiente, posta su Facebook una foto con la Pro loco di San Giovanni di Livenza in gita a Roma. Poi, uscita da una riunione, conferma la linea di Salvini: «La Lega ha riportato l’Italia sulla strada maestra su immigrazione e sicurezza e ora si appresta a fare una proposta di rilancio in economia. La parola va ridata agli elettori. Perdo un ruolo di governo? Mi sarebbe piaciuto lavorare liberamente e invece mi sono ritrovata in un ministero in cui il M5S andava da un’altra parte». Nemmeno Zoccano, sottosegretario alla Famiglia e alla Disabilità, ne fa una questione personale. «Sono sempre stato un servitore delle istituzioni e anche stavolta ho lavorato esclusivamente per i cittadini. Ringrazio i 5 Stelle che mi hanno dato l’opportunità di farlo». Il resto è consegnato al Capo dello Stato: «Siamo nelle mani della sua saggezza per uscire da una crisi che non abbiamo voluto noi e che, come detto dal premier Conte, non è stata dettata da buoni propositi. Mentre noi restiamo compatti interno al nostro capo politico Di Maio, la Lega è il partito dei “boh”, come ha osservato l’amico e collega Stefano Patuanelli».

Il capogruppo, che sembrava poter essere un ministro del rimpasto se mai leghisti e grillini fossero riusciti ad andare d’accordo ancora per un po’, e che può essere comunque un ministro di un nuovo governo con dentro i pentastellati, ha scritto anche altro in un post su Fb di puro orgoglio, zeppo di punti esclamativi per raccontare che quelli del M5s non hanno paura di svegliarsi la mattina, di guardarsi in faccia, di rivolgersi al Paese e al popolo per le elezioni. Anzi, «noi non abbiamo paura di niente». Neanche di essere costretti a prendere la strada di casa, assicura Sabrina De Carlo: «Non abbiamo nessun timore di tornare al voto come anche di concludere questa esperienza. A prescindere da come andrà». Se andrà bene, Patuanelli potrebbe salire ai piani alti. «La persona giusta al posto giusto», dice ancora la deputata latisanese affidandosi, pure lei, alla volontà del presidente Mattarella e auspicando di non dover rinunciare a Conte, «che è stato e resta il nostro orgoglio».

Il solo che ammette di rammaricarsi almeno un po’ davanti all’ipotesi valigia è Franco Dal Mas, il forzista a Roma solo dal 2018 che non può non immaginare una ulteriore riduzione della truppa berlusconiana in caso di ritorno alle urne: «Perdere il posto fa parte della vita, ma certo dispiacerebbe terminare qui questa esperienza». Si andasse invece avanti, in casa azzurra c’è il dubbio se seguire Salvini o ridialogare con Renzi. L’avvocato pordenonese sceglie un’altra via. «Ne bis in idem», non due volte per la stessa cosa, dice incenerendo un secondo patto del Nazareno. «Meglio di tutto sarebbe andare al voto, ma siamo disponibili a un governo istituzionale».

Al voto, senza discussioni, ci vogliono andare con più convinzione di tutti leghisti e patrioti. Mario Pittoni, senatore salviniano, con un nuovo governo rimarrebbe presidente della commissione Cultura, ma non teme il voto. Al contrario, «per noi significa sbloccare la situazione, viste le difficoltà poste dai 5 Stelle su ogni passaggio. Ne sono il primo testimone con la vicenda del decreto salvaprecari». Insomma, «Salvini ha fatto benissimo» e «la Lega avrà tutto il tempo per mettere a fuoco la situazione e confermare il pesantissimo cambio del quadro politico certificato dalle europee».

In Fratelli d’Italia, con numeri diversi, c’è la stessa voglia di elezioni. «Nessun inciucio, noi seri e coerenti come sempre», dice Luca Ciriani. E Walter Rizzetto: «Siamo tra i soli che da subito hanno negato con forza governi raffazzonati e di convenienza». Voto solo in primavera invece per Renzo Tondo (gruppo Misto), che già nel 2006, da parlamentare pidiellino, vide la legislatura chiudersi in tempi brevi: «Ora serve scongiurare l’aumento dell’Iva e approvare la Finanziaria». —


 

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