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Da Praga a Belgrado accelera la corsa ai giacimenti di litio

Trivellazioni e test in corso da parte di varie compagnie con l’obiettivo di partire con l’estrazione entro tre anni. Il prezioso metallo viene impiegato anche per le batterie delle auto elettriche

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO È uno dei metalli-chiave per la produzione di batterie per apparecchi elettronici e per le auto elettriche, con una crescita annua del mercato prevista fino al 2024 a un +24,5% e un valore del business globale pari a 106 miliardi di dollari, come ha stimato di recente uno studio della Prescient & Strategic Intelligence. E allora non sorprende che anche in Europa sia sempre più corsa a iniziare a sfruttare giacimenti di quello che è stato battezzato l’oro bianco, il litio.

La corsa, che riguarda in particolare tre Paesi europei – Repubblica Ceca, Austria e Serbia –, potrebbe essere coronata dal successo, con il lancio delle operazioni di estrazione già nei prossimi due-tre anni. È quanto indicano tanti segnali in arrivo dagli “epicentri” della corsa all’oro bianco a Est. Segnali come quelli lanciati dalla European Metals Holdings (Emh), che opera nell’area delle miniere ceche di Cinovec, a un tiro di schioppo da quella Germania dove la Volkswagen ha annunciato in primavera il lancio di «quasi 70 nuovi modelli elettrici nei prossimi dieci anni».

Si tratta del «maggior giacimento di litio» in Europa, aveva sottolineato la Emh in passato. E a luglio il suo direttore, Keith Coughlan, ha rivelato all’agenzia Reuters che le ricerche hanno confermato l’esistenza di depositi «molto grandi, low-cost», che potranno essere sfruttati a partire dal 2022. In più, Cinovec è «circondata da produttori di auto» e «di batterie» - la Polonia è nel mirino da mesi per un progetto da un miliardo di euro - «è nella Ue, dove c’è una forte pressione politica per sviluppare l’industria delle batterie» al litio, ha aggiunto Coughlan, alla testa di una compagnia il cui valore è cresciuto, non casualmente, del 50% solo quest’anno.

Ma Cinovec, dall’anno scorso, ha un potenziale agguerrito concorrente. Si tratta del programma di estrazione a Wolfsberg, nel sud dell’Austria, che la European Lithium spera di trasformare in uno «dei maggiori fornitori di litio» nel Vecchio continente, sfruttando i giacimenti sotterranei che celerebbero 11 milioni di tonnellate di risorse minerarie, da cui ricavare idrossido di litio. Anche qui si procede di fretta, con la produzione auspicata «per la fine del 2021-inizio 2022», si legge sui documenti dell’azienda.

E la caccia al petrolio bianco continua pure in Serbia, dove il gigante Rio Tinto ha sostenuto in passato di aver trovato giacimenti capaci di soddisfare «il 10% della domanda mondiale» di litio, una prospettiva avvalorata la scorsa primavera dal locale ministro dell’Energia, Aleksandar Antić. E anche in Serbia girano con sempre maggior insistenza voci che danno per certo l’inizio dell’estrazione già nel 2023, in particolare vicino a Loznica, visitata anche dal presidente serbo Aleksandar Vučić durante uno dei suoi recenti “tour” politico-promozionali. La Serbia ha «una ricchezza fantastica» ancora da sfruttare, ha spiegato Vučić, disegnando lo scenario futuro fatto di miniere di litio e fabbriche di «auto elettriche: sarebbe un boom incredibile».

Bisogna però stare attenti. Negli ultimi anni, assieme al boom del litio e alla conseguente corsa all’oro bianco, hanno cominciato a essere diffusi sempre più studi e denunce sul grave impatto ambientale che l’estrazione e soprattutto la trasformazione sta avendo in giro per il mondo, dal Cile alla Bolivia fino agli Stati Uniti e al Tibet. Con la speranza che i Paesi europei della nuova frontiera dell’oro bianco non vivano esperienze simili. —


 

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