Caso Iridio 192 e operai esposti a Monfalcone: interrogativi sul lasso di tempo

La sede della Cimolai (Bonaventura)

Oltre all’inchiesta della Procura si muove la politica sull’incidente alla Cimolai e gli accertamenti solo dopo una settimana. Chiesto un Consiglio straordinario

MONFALCONE Dopo l’apertura di un fascicolo contro ignoti della Procura sui fatti che hanno portato il 6 agosto alla fuoriuscita dalla sua sede della sorgente di Iridio 192, elemento radioattivo, in un capannone della Cimolai dove tre operai di una ditta esterna, la Control srl di Ravenna, dediti in quel momento a radiografare le saldature di un recipiente in pressione, «hanno subìto danni da irraggiamento» e sono stati «ricoverati agli ospedali di Ravenna e Gorizia» ci si interroga sul lasso intercorso tra l’incidente e lo svolgimento degli accertamenti in loco. Lo fa, in primis, la politica, con l’opposizione consiliare.



È dello scorso lunedì alle 15, infatti (ma la nota ufficiale è qui pervenuta alle 18. 55), dunque sei giorni dopo, l’intervento del Comando dei vigili del fuoco di Gorizia, assieme al Nucleo radiologico di Trieste, in collaborazione con Arpa, per la verifica radiometrica del sito, a seguito del «problema tecnico» a una macchina per gammagrafia. Accertamenti che poi hanno escluso qualsiasi rischio per la collettività. Secondo quanto ricostruito a posteriori, oltretutto, lo strumento con all’interno la riposizionata sorgente sarebbe stato portato via già il giorno dell’operazione, come riferito dal direttore di stabilimento della Cimolai.

«Quantità, distanza e tempo di esposizione sono dati essenziali e fondamentali per capire ciò che è successo», afferma il grillino Walter Pin. «Speriamo – prosegue – che questi dati siano già nelle mani degli inquirenti per dare le risposte che la popolazione deve avere nel più breve tempo possibile». Il consigliere d’opposizione si chiede anche come stiano «gli operai esposti a distanza di giorni dall’incidente». E ricorda di aver già l’anno prima interrogato l’amministrazione sui piani d’emergenza «in caso di incidenti rilevanti sul lavoro». «Assistiamo – conclude Pin – ancora una volta a un incidente sul lavoro e il nostro pensiero va a chi è rimasto colpito e al territorio che ormai ha raggiunto una densità industriale non più superabile».



Annamaria Furfaro, consigliere de La nostra città, invece si sofferma su altre temi, definendo l’accaduto «di una gravità inaudita» e rimarcando come le verifiche «da parte di pompieri e Arpa siano scattate una settimana dopo e solo a seguito dell’allarme partito dall’ospedale di Ravenna, dove l’operaio si è rivolto». Tutto questo «è avvenuto nel silenzio più totale di sindaco, vice e assessore: nessuno si è sentito in dovere di rilasciare due righe di comunicato, non fosse altro per far chiarezza». «Solo il 15 agosto – annota – Cisint si fa sentire con un comunicato stranamente sotto le righe». Il sindaco il 14, cioè il giorno seguente aver appreso la notizia (rientra oggi dalle ferie), aveva inviato a Prefettura, aziende e Arpa una lettera. Lo stesso giorno aveva scritto a Cimolai ribadendo la necessità di «essere tempestivamente informata quando accadono fatti di questo genere che possono essere potenzialmente pericolosi anche per la cittadinanza».

«Eppure – attacca Furfaro – ricordiamo tutti che, a pochi giorni dall’elezione, Cisint e Cauci si precipitarono addirittura in ore notturne ad A2a per una fuoriuscita di fumo dalla ciminiera». Conclude rilevando che «la commissione consigliare ambiente è da quattro mesi senza presidente e convocazioni». Di qui l’intimazione di un Consiglio straordinario sull’accaduto. –




 

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