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Slovenia, la milizia ultranazionalista che presidia i confini contro i migranti

Campo di addestramento guidato dal leader Andrej Šiško. Il premier Šarec: niente ronde, siamo un Paese sicuro

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

TRIESTE. Il numero di migranti in transito è in aumento da mesi: oltre 5.300 i fermati nei primi sei mesi dell’anno, pari a un +47%. Le autorità non farebbero abbastanza per controllare la frontiera. E allora qualcuno, in Slovenia – facce note e meno note - ha deciso di indossare una falsa uniforme. E di fare da sé, vigilando sul confine in chiave anti-migranti.

È lo scenario, inquietante anche se ancora confuso, descritto in questi giorni dai media, in testa il quotidiano sloveno Delo che è andato a visitare un campo d’addestramento a un tiro di schioppo dal confine croato. A organizzarlo è la “Stajerska Varda”, milizia organizzata dal politico ultranazionalista Andrej Šiško, che fece scalpore l’anno scorso dopo la diffusione sul web di video e immagini di militi in marcia sulle montagne della Slovenia. Guardie che, aveva confermato lo stesso Šiško al Piccolo l’anno scorso, avrebbero come obiettivo principale quello di “difendere” la Slovenia dai migranti, per impedire che il Paese «finisca come Francia e Germania».

Šiško - ex candidato di Slovenia Unita (estrema destra) alle presidenziali del 2017, dove aveva conquistato il 2,2% - era stato condannato per quei fatti e rilasciato dopo sei mesi in custodia. Ma ora è tornato con prepotenza sulla scena, con un nuovo “percorso” d’addestramento per una quarantina di uomini, in divisa mimetica, alcuni con il viso coperto da passamontagna e bandierina russa sulle maniche, in mano armi giocattolo. Per cosa si addestrano? Šiško non ha risposto, ma il Delo si è detto sicuro che si tratta di un’operazione anti-migranti, dato che i temi caldi per i “militi” sono appunto la crisi migratoria, la presunta islamizzazione dell’Europa e il come prevenirla.

Stajerska Varda, al momento, rappresenta «un rischio minore, ma potrebbe crescere se li ignoriamo e non seguiamo cosa fanno», è l’opinione di Novica Mihajlović, il giornalista del Delo che ha raccontato la storia. «Se non vengono controllati dal governo e dalla polizia possono diventare qualcosa di più grande», aggiunge. Polizia – continua Mihajlović – che «dice di avere la situazione sotto controllo, ma quando ero al campo non ho visto agenti».

Quello di Stajerska Varda comunque non è un caso isolato. Un apparente “spin-off”, la Krajnska varda, da tempo si fa attivamente pubblicità sui social. E nelle settimane precedenti, in Slovenia si è parlato anche della nascita di «guardie di villaggio», ronde che pattuglierebbero la frontiera meridionale con l’obiettivo di ricacciare indietro verso la Croazia i migranti irregolari.

Con uno dei militi anti-migranti, tale Blaz Zidar, ha parlato la Tv N1. «La gente lavora, non ha tempo per le pattuglie, io sono in pensione e posso», ha detto Zidar, assicurando di non portare armi ma di essere pronto a usare la forza fisica assieme ai suoi “commilitoni”.

Il ben informato portale Are You Syrious ha però ridimensionato il caso. Le «pattuglie anti-migranti» di Zidar sarebbero l’idea di una singola famiglia «problematica». Anche Mihajlović conferma. Ma avvisa: «Non si può mai sapere. L’area del confine non è molto popolata e nessuno sa cosa succede e quante persone» partecipano a queste azioni. Ma anche se fossero solo casi isolati, qualcosa preoccupa: è il fatto che «una grande parte della popolazione» con idee «di destra non entri a farne parte, ma dica che sia la cosa giusta da fare».

Non la pensa così il premier Marjan Šarec, che al Delo ha ribadito che la Slovenia è un «Paese sicuro» dove solo lo Stato ha il monopolio della forza, non certo ronde anti-migranti. Ronde, ha svelato Are You Syrious, che non sarebbero esclusiva della Slovenia. Anche in Croazia, al confine con la Bosnia, ci sarebbero molte segnalazioni su avvistamenti «di cittadini e cacciatori» a braccare i migranti. E in questo caso «con armi» vere al seguito.


 

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