Targhe e lapidi danneggiate dai vandali a Trieste: nasce l’asse Comune-Soprintendenza

La Foiba 149 a Monrupino

Al via il piano d’azione per mettere fine allo scempio. Dal colle di San Giusto a Opicina, la mappa dei tanti luoghi a rischio

TRIESTE Scatta l’asse anti-vandalismo tra Soprintendenza archeologia-belle arti-paesaggio e Comune di Trieste. Obiettivo: salvaguardia e ripristino di monumenti “commemorativi” situati nel territorio urbano e sub-urbano, minacciati da «fenomeni di degrado vandalico di natura antropica». Strumento d’azione: il protocollo d’intesa che sarà firmato dalla soprintendente Simonetta Bonomi e dal direttore dei Civici Musei Laura Carlini Fanfogna. Motivo: semplificare e velocizzare l’iter autorizzativo degli interventi sul bene danneggiato. Risorse a supporto della “campagna decoro”: 86.092 euro, importo finanziato dalle alienazioni di immobili, mobili, terreni.

Insomma, basta - riassume la delibera portata dall’assessore alla Cultura Giorgio Rossi - con graffiti, scritte, tags, danneggiamenti. Il documento Comune-Soprintendenza riporta in allegato 24 schede che censiscono altrettante testimonianze storico-artistiche bisognose di cure, perlomeno quando si avvicinano le ricorrenze, le cui date non a caso campeggiano all’inizio di ogni descrizione.

Il monumento ai caduti nella guerra di Liberazione di Servola e Sant'Anna


Numerosi interventi si concentrano sullo stesso sito o comunque in luoghi prossimi. Ecco alcuni esempi: Foiba 149 sulla strada per Monrupino, cippi Curiel-Haipel-Petrucci-Resistenza nel parco della rimembranza sul colle di San Giusto, lapide partigiani impiccati in via d’Azeglio nel ’45, poligono di tiro di Opicina, piazza Marinai davanti alla stazione marittima, targa Foschiatti e lapide caduti triestini dell’esercito austro-ungarico sul muraglione del castello di San Giusto. Alcune schede riguardano monumenti veri e propri: è il caso del Nazario Sauro opera di Tristano Alberti, del Guglielmo Oberdan scolpito da Attilio Selva, della stele mariana in piazza Garibaldi firmata da Franco Asco.

Il modulo operativo ha una formulazione ricorrente: data, località, collocazione, dimensioni, materia, stato di conservazione, tipologia di intervento. A proposito di queste ultime, il protocollo Comune-Soprintendenza precisa che oggetto dell’accordo «è la condivisione delle metodologie da adottare per l’esecuzione di interventi urgenti di pulitura di monumenti commemorativi ... deturpati da atti di vandalismo».

Il documento procede con tonalità piuttosto didattico-ultimative da parte della Soprintendenza, che all’articolo 2 «si riserva di bloccare i lavori e di richiedere con nota scritta l’immediata interruzione della validità del presente atto qualora si riscontrassero modalità tecniche ed esecutive non consone alle esigenze di tutela». Il Comune potrà far intervenire un restauratore qualificato, che tenga presente le caratteristiche chimico-fisiche del materiale originale e la tipologia delle sostanze imbrattanti (vernici, pennarelli, colle, carta, ecc.).

Il protocollo prevede gli interventi “ammessi” e quelli “proibiti”: sono vietati, per esempio, gli strati pittorici sopra le vernici per cancellare l’imbrattamento, i solventi a rischio di “solubilizzare” le vernici spandendole sulle superfici, gli strumenti meccanici tali da svolgere azione abrasiva.

Assai meglio - codifica il protocollo - i rimotori anti-graffiti costituiti da una soluzione in gel a base di terpeni e e tensioattivi solubile in acqua, con PH neutro e punto di infiammabilità inferiore a 60°. Andrà applicata a pennello e, precisa il testo dell’accordo, asportata cotone asciutto e spazzolini a setole morbide, infine lavaggio con acqua demineralizzata e acetone. —


 

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