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Shopping a Sarajevo o in cerca di Dracula: le agenzie cinesi riscoprono i Balcani

Romania, Bulgaria, Serbia, Macedonia e Albania fra le mete più ricercate. Proposti nuovi pacchetti “tutto compreso”

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO «Scegliete il pacchetto “Cinque Balcani”», con tappe in Romania, Bulgaria, Serbia, Macedonia e Albania oppure quello più impegnativo, con nove Paesi da toccare in tutta l’Europa centro-orientale nel giro di sedici giorni, incluso lo «splendido mare» o le «foreste» del Montenegro, ma anche città cariche di storia come Praga, Varsavia, Budapest. Partite per visitare «i più bei castelli» d’Europa, per navigare «sul lago di Ocrida» o per calcare le orme di «Dracula il vampiro», per fare shopping a Sarajevo nell’antico mercato della Bascarsija. O a Belgrado, «epicentro di quella polveriera conosciuta come i Balcani».

Sono solo alcuni dei tantissimi annunci con cui migliaia di agenzie cinesi pubblicizzano tour nella nuova frontiera del turismo, per chi vive tra Pechino e Shangai. Frontiera che risponde al nome di Europa centro-orientale e di Balcani in particolare, un’area sempre più in auge tra i cinesi che vogliono trascorrere due settimane di ferie all’estero e che sembrano prediligere Paesi “amici” per garantirsi un periodo di tranquillità in località che sentono “vicine”.

L’impressione di chi vive nell’area – con un numero sempre maggiore di turisti con gli occhi a mandorla in giro per la regione – è stata confermata anche dai numeri divulgati da Pechino, dove il “China Daily”, uno dei maggiori giornali cinesi in lingua inglese, ha svelato che «i Paesi dell’Iniziativa One Belt One Road” in Europa «emergono come una destinazione popolare fra i turisti cinesi».

Si tratta di un riferimento agli Stati che fanno parte della “Nuova Via della Seta” terrestre o marittima, ma anche ai 16 Paesi dell’Europa centro-orientale – in pratica tutta la regione – più oggi anche Italia e Grecia, che hanno siglato accordi di collaborazione con Pechino per rafforzare la cooperazione economica. E che sono ora sempre di più un “ponte” tra Occidente e Cina, anche per quanto riguarda il turismo. Questo perché «la politica dello Stato ha un ruolo importante nell’influire sulle destinazioni» che i cinesi scelgono, ha scritto il China Daily, citando Mafengwo, una grande agenzia turistica locale molto gettonata dai turisti.

I Paesi uniti dal filo della Via della Seta «nell’Europa orientale hanno osservato il maggior aumento negli arrivi di turisti cinesi negli ultimi sei mesi», ha confermato He Qiongfeng, un ricercatore dell’Accademia del turismo cinese, che ha organizzato nei giorni scorsi una conferenza stampa proprio per dare i numeri sul fenomeno.

Numeri che sono importanti, con «viaggiatori cinesi che hanno compiuto 81,3 milioni di visite all’estero tra gennaio e giugno, +14% rispetto al 2018». Ma la crescita è particolarmente forte in Paesi come il Montenegro, che ha visto un incremento degli arrivi dalla Cina del 161% nei primi sei mesi dell’anno, ha rivelato Mafengwo. Ma non è solo Podgorica a fregarsi le mani. Nel 2018, secondo dati locali, l’Ungheria ha registrato un +25% di arrivi, al terzo posto come crescita a livello Ue dopo Croazia ed Estonia (+35,8%). Pure la Serbia – che non impone visti d’ingresso ai cinesi – ha registrato ben 102mila arrivi dalla Cina, il «doppio che nel 2017», ha specificato in primavera il ministro del Turismo, Rasim Ljajic, mentre solo a giugno la crescita è stata del 41,7%.

E da autunno il Paese balcanico vedrà nelle sue strade poliziotti cinesi, «per aiutare la polizia serba a comunicare con i turisti» di Pechino, ha reso noto venerdì il ministro degli Interni Stefanovic.

Si sorride anche in Bosnia – “Visa free” come la Serbia – dove a giugno i cinesi hanno superato arabi e croati per arrivi, collocandosi al primo posto. Un segno del crescente interesse verso i paesaggi e le mete balcaniche.

S’impennano i numeri quest’anno anche in Croazia, con 180mila arrivi dalla Cina nella prima metà del 2019 (+41%).

Ma può dirsi soddisfatta anche la Bulgaria (+280%, secondo dati dell’agenzia cinese Ctrip), mentre in Albania sono stati 20mila nel 2018 e si punta a decuplicarne il numero, ha promesso il sindaco di Tirana, Erion Veljai.

Perché il “Dragone” cinese fa gola ormai ovunque, a Est e non solo. —


 

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