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Il prete albergatore fa scuola a Bled, la Chiesa slovena investe nel turismo

L’Arcivescovado di Lubiana mira a ottenere dallo Stato, il maggior numero possibile di beni già nazionalizzati da Tito

LUBIANA. Il migliore albergatore dell’anno in Slovenia? Un prete. Già, è proprio don Janez Frkolj che guida la società Blejski otok, di proprietà della parrocchia di Bled. Ed è proprio in quella che fu l’antica sede parrocchiale, riavuta indietro dallo Stato sloveno durante la fase di denazionalizzazione, che don Janez si è inventato l’hotel Stari Farovž (la Vecchia parrocchia per l’appunto) che sta avendo un successo impensabile all’inizio di questa avventura imprenditoriale targata Vaticano.

Ubicato a cento metri dalle rive del lago di Bled, offre stanze ampie piene di luce, con bagno e ampio televisore e gran croce di legno sopra il letto, wifi, parcheggio auto gratuito e noleggio bici. Su booking.com Stari Farovž è una star realizzando un punteggio di 9,3 su 10.

Non a caso, dunque, come scrive il settimanale Mladina, già nel 2012 l’allora presidente dell’Associazione delle agenzie turistiche della Slovenia, Tone Matjašič definì sulle righe del quotidiano Dnevnik don Janez come «il miglior operatore turistico della Slovenia, lui capisce che cosa significa turismo ed è l’esatto contrario di molti proprietari di aziende turistiche del Paese».

La formula magica di don Janez? Semplice: far sentire ciascun ospite che è qualche cosa di speciale. Una mentalità che il sacerdote si è formato partecipando a moltissimi forum sul turismo in giro per il mondo acquisendo così conoscenze ed esperienze che ha poi messo a frutto a casa sua, o meglio, nella sua parrocchia.

E i risultati finanziari sono sorprendenti. Stari Farovž opera con un capitale pari a 3,5 milioni di euro circa e ogni anno riesce a realizzare un utile netto maggiore di 500 mila euro che, come mostrano i conti, nelle casse della società sono diventati in pochi anni più di 2 milioni di euro di guadagni. Si aggiunga poi che don Janez gestisce anche la biglietteria per le visite sull’isolotto del lago di Bled visitato in media da 120 mila turisti l’anno. Il ticket costa 6 euro per un adulto oppure 12 euro a famiglia. E i conti sono subito fatti.

Eppure la Chiesa cattolica non avrebbe potuto avere questo successo imprenditoriale senza il grande “regalo” che sta alla base di tutto ciò. Ossia la decisione del ministro della Cultura Vasko Simoniti dell’allora governo di centrodestra guidato da Janez Janša che ha dato l’isolotto del lago, considerato bene pubblico, in concessione gratuita per 45 anni alla parrocchia di Bled.

E capito che con il turismo si possono fare buoni affari, l’Arcivescovado di Lubiana è passato all’attacco chiedendo che oltre alle sponde del lago di Bled vengano denazionalizzate e restituite alla Chiesa parte di quelle del vicino lago di Bohinj e dei laghetti del Triglav. Arcivescovado che, peraltro nell’area, ha già acquisito all’asta per 720 mila euro l’hotel Bellevue e per un milione l’ostello sotto il Vogel. La proprietà è ora della società Pokljuka controllata dalla società Metropolitana dell’arcivescovato di Lubiana. A breve partiranno i lavori di ristrutturazione di entrambi gli obiettivi appena acquisiti.

Una simile esperienza imprenditoriale è stata avviata anche a Strugnano nella vicina Istria. Quest’anno ha aperto i battenti la casa pastorale Morska zvezda (Stella maris), pensato, come spiega il vicario generale della diocesi di Capodistria Slavko Rebc, come una sorta di «casa di riposo sindacale per sacerdoti» ma che ospiterà anche turisti vista la ristrutturazione di due milioni di euro che ha garantito la realizzazione di 27 stanze con bagno, clima, wi-fi, tutte dedicate ai “laici”. A gestirla è l’Ente San Girolamo. E chissà? Forse se prenotate in latino vi fanno pure lo sconto.


 

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