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Dai bidet ai frigoriferi, la mappa dei maxirifiuti abbandonati sulle strade

Sono oltre 1.600 gli oggetti ingombranti recuperati ogni mese dall’Acegas  Il costo? Mezzo milione l’anno. Viaggio tra le zone più interessate dal problema

TRIESTE. Nei primi sei mesi del 2019 l’AcegasApsAmga ha già raccolto a Trieste 17.091 rifiuti lasciati fuori dai cassonetti e 9.828 oggetti ingombranti. Si tratta soprattutto di mobili, reti, materassi, materiale ferroso, ma non mancano elettrodomestici e scarti edili.



I costi

Ad abbandonarli in mezzo alle strade come se niente fosse centinaia di maleducati cittadini, i cui comportamenti incivili finiscono poi per pesare direttamente sulle tasche di tutti quei triestini che, invece, le regole le rispettano. La rimozione degli oggetti voluminosi in particolare, con una media di 1.600 abbandoni al mese, costa ben 500 mila euro all’anno all’azienda alla voce spese straordinarie per il servizio di igiene urbana. Un importo, appunto, che grava su tutta la collettività.

L’inizio del tour

Chi deposita in maniera irregolare rifiuti e oggetti ingombranti, lo fa solitamente nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino, per non incappare in sanzioni. Per capire l’entità del fenomeno, basta seguire il giro che ogni mattino effettua uno dei sei camion destinati a questo tipo di operazioni. Si parte dalle 6 dalla sede di via Orsera. Alla guida del mezzo c’è un giovane operatore, Lukic, che, ingranando la marcia, dice subito: «Ho visto di tutto, anche il contenuto di interi appartamenti scaricati sul marciapiede». Destinazione iniziale via Zorutti, dove il mezzo si ferma subito per raccogliere alcuni mobili fatti a pezzi. Percorsi pochi metri si arriva in via Lorenzetti, dove l’intervento è necessario per eliminare due materassi singoli. Il giovane autista scende, issa ogni volta tutto sul camioncino, e segna il materiale recuperato, che poi andrà comunicato e archiviato. Si prosegue lungo via D’Alviano e poco prima del centro raccolta ecco un ammasso di ferraglia e battiscopa: sarebbero bastati pochi passi per conferire correttamente i rifiuti nell’apposita area. Gratuitamente.



San Giacomo

Il giro continua in piazza Vico, dove sono stati segnalati alcuni pallet semi distrutti, che però, giunti sul posto, non sono i soli scaricati accanto ai cassonetti. Spunta anche un secchio pieno di vernici, che in precedenza aveva impedito lo svuotamento regolare del vicino contenitore della carta. «Di pallet in particolare - commenta Lukic - ne trovo in media tra i 6 e i 10 al giorno, alcuni anche davanti a diversi negozi». Risalire però ai proprietari è impossibile. Si scende quindi su via del Bosco, una delle strade più problematiche dal punto di vista dell’abbandono. Qui a metà strada, sempre accanto a una batteria di bidoni, qualcuno ha lasciato un lavandino, smontato in due parti, due secchi che contengono malte e pezzi di muro, e ancora sparpagliati a terra confezioni di articoli per la casa.

Le auto in coda

Il tempo di caricare tutto sul camion e gli automobilisti in coda cominciano a fremere. Un’altra conseguenza della mancanza di senso civico di chi si libera senza pensieri dei rifiuti: il traffico rallentato in alcune vie durante il tragitto. Si risale poco lontano verso piazza Puecher, dove un topolino scorrazza accanto a una borsa di immondizie lasciata vicina al cassonetto, distrutta dai gabbiani, e finita evidentemente dal roditore. Ma non basta. Anche qui c’è un contenitore di vernice. Il mezzo di Lukic è già quasi pieno dopo mezz’ora circa, anche perché si tratta di un veicolo “snello” e non troppo voluminoso: in caso contrario, infatti, non passerebbe tra le vie più strette e tra le auto, spesso parcheggiate in modo selvaggio nei rioni più popolosi.

Via Gambini

L’ultima tappa della mattina è via Gambini, un’altra strada dove molto spesso i cumuli di mobili ed elettrodomestici vengono “dimenticati” sul marciapiede. E puntualmente la scena si ripete. C’è un materasso matrimoniale, una poltrona e un divano. L’operatore sistema tutto nell’ultimo spazio libero, prima di rientrare. «Ormai so a memoria le vie e i numeri civici - racconta -, dove la gente scarica con più frequenza. Non è un lavoro pesante, ma ogni tanto ho bisogno di aiuto, ad esempio quando piove e i materassi, pieni di acqua, diventano difficili da sollevare, o quando, ed è capitato, mi trovo davanti a lavatrici o altri elettrodomestici. In questi casi devo chiamare un collega per un supporto». Un servizio aggiuntivo, che pesa ulteriormente nel bilancio finale.

Il punto d’arrivo

L’arrivo è fissato al centro raccolta di Campo Marzio, dove gli oggetti vengono scaricati e divisi. I tecnici AcegasApsAmga, che hanno seguito il “tour” mattutino, rientrano alla base in via Orsera. Qui i dati vengono raccolti con precisione e archiviati. Il tempo di aprire il computer e arrivano nuove segnalazioni. Un frigorifero, quel che resta di un divano letto e mobili fatti a pezzo in viale d’ Annunzio. In pochi minuti un mezzo è già sul posto e la pulizia viene portata a termine. Per l’ennesima volta.


 

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