Rotta balcanica, Lubiana invia sul confine croato soldati con droni e blindati

In tutto 35 uomini affiancheranno la polizia. Operativi nell’area capodistriana per sigillare l'area zona Schengen. Resta la “permeabilità” tra Bosnia e Croazia

TRIESTE Il prevedibile, vista la stagione, aumento di traffico di migranti lungo la cosiddetta rotta balcanica dopo aver fatto gridare il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini “al muro, al muro” pensando di erigere una barriera materiale lungo il confine italo-sloveno a Nordest, non lascia indifferente neanche la Slovenia. Lubiana ha dapprima accettato di buon grado il progetto oramai avviato con successo delle pattuglie miste di agenti di polizia italiani e sloveni lungo i comuni confini e adesso, dopo un ulteriore allarme per un aumento dei transiti illegali attraverso il confine croato (confine esterno dell’Ue), ha nuovamente spedito un ulteriore contingente militare a dare man forte agli agenti nel controllo delle aree confinarie per intercettare il flusso di migranti che riescono a sfuggire alle maglie, peraltro non troppo strette, dei controlli ai confini croato-bosniaci per dirigersi poi verso la Slovenia e l’Italia.

Da oggi, infatti, le forze armate slovene invieranno 35 soldati aggiuntivi per aiutare la polizia a proteggere il confine di Stato. Lavoreranno in pattuglie miste e nei punti di osservazione nell'area sotto l’amministrazione e il comando della Polizia di Capodistria. I militari useranno particolari attrezzature per l'osservazione e veicoli blindati. La polizia ha chiesto all'esercito sloveno di fornire ulteriore aiuto nella protezione delle frontiere nell'area del Capodistriano, dove quest'anno le froze dell’ordine si sono trovate ad affrontare un aumento dei transiti illegali. Il primo ministro Marjan Šarec ha quindi annunciato una maggiore presenza di agenti di polizia e soldati al confine, e la polizia ha anche acquistato nuove attrezzature tecniche, come i droni di controllo.


Come confermato anche dal comando dell’Esercito di Slovenia, i soldati distaccati rafforzeranno le forze di polizia nell'area sotto il controllo del comando di Capodistria. Al lavoro, useranno la maggior parte delle risorse che l’esercito ha a disposizione, dalle attrezzature di osservazione ai veicoli blindati. Ogni giorno entrerà all’opera una pattuglia mista e sarà attivato un osservatorio.

L'esercito sloveno è stato coinvolto nella risoluzione delle questioni dei migranti sulla base di una decisione governativa dell'ottobre 2015 e ha contribuito a proteggere il confine a partire dal febbraio 2016. Da allora fino al 10 luglio di quest'anno, i militari hanno partecipato a quasi 51.000 pattuglie. Dal novembre 2015, sono stati coinvolti nella costruzione e manutenzione delle barriere tecniche temporanee (leggi filo spinato e pannelli in metallo lungo tutto il confine con la Croazia ndr.) con la polizia, e dall'ottobre 2018, controllano un'area più ampia del confine di Stato mediante l’opera di perlustrazione da parte di squadre anche con l’ausilio di droni.

Inoltre, l’Esercito sloveno è intervenuto anche a sostegno nella gestione della crisi dei migranti del 2015 affiancando l'amministrazione per la protezione civile e il salvataggio della Repubblica di Slovenia. Durante la grande ondata di rifugiati, il personale militare ha trasportato, fornito, protetto e organizzato centri di accoglienza e alloggio e pasti preparati in cucine da campo. —


 

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