Il “tesoretto” Fvg si svela e finanzia telecamere in nidi e case di riposo

Massimiliano Fedriga

Sciolto il rebus sulla posta chiave inserita nell’assestamento. Servirà a prevenire episodi di maltrattamenti sui più deboli

TRIESTE. Il tesoretto da 30 milioni dell’assestamento di bilancio comincia a trasformarsi in provvedimenti concreti. Dopo giorni di stretto riserbo, la giunta regionale ha deciso di puntare una parte consistente della cifra sul finanziamento dell’installazione di telecamere all’interno di asili, scuole materne e case di riposo. L’emendamento è pronto ma ancora non contiene l’indicazione della copertura finanziaria: tutto dipenderà dalle regole che saranno stabilite e che diranno quanta fila potrà effettivamente crearsi agli sportelli della Regione.

Che si tratti di un paio di milioni o di una ventina, come qualcuno della maggioranza si spinge a dire probabilmente con valutazioni esagerate, Massimiliano Fedriga sembra aver trovato quella «misura simbolica» che l’assessore al Bilancio Barbara Zilli ha annunciato giorni fa in Commissione dopo aver spiegato di aver rastrellato una trentina di milioni nei meandri dei conti regionali. Mossa inattesa nella stessa maggioranza, i cui consiglieri si sono trovati a dover chiedere spiegazioni in diretta su un fatto mantenuto riservato fino all’ultimo.

Occhi elettronici in scuole dell'infanzia, asili nido, case per anziani, disabili e minori finanziati dalla Regione con il tesoretto 2019


Fedriga ha detto solo poco di più: «Abbiamo un’idea chiara per la quale stiamo valutando le coperture. Useremo la somma per questo e per finanziare altri capitoli di bilancio già in essere». Altro il governatore non ha voluto pronunciare, puntando su un effetto sorpresa che tuttavia non regge agli spifferi della coalizione. La giunta aveva d’altronde già annunciato a febbraio l’intenzione di prevedere l’installazione obbligatoria di telecamere dentro nidi, asili e residenze per anziani, disabili e minori in difficoltà. Tutela della fragilità, ma anche battaglia politica per un movimento come la Lega, che sta cavalcando il caso dei bambini di Bibbiano come strumento di polemica politica.

Il contrasto a possibili maltrattamenti e abusi grazie al deterrente delle riprese è contenuto in una proposta di legge depositata in Consiglio da Forza Italia, che potrebbe ora essere trasformata in emendamento e che prevede l’obbligo di creare sistemi a circuito chiuso abbinandovi però un contributo regionale a fondo perduto pari al 75% della spesa sostenuta. La pdl stanzia allo scopo due milioni di euro, ma a quanto pare nell’esecutivo si sta pensando di alzare il budget. Di quanto, come detto, non si sa.

Bambini in una scuola materna


Il provvedimento porta con sé problemi relativi alla privacy di utenti e operatori, che potrebbero anche provocare la discesa in campo dei sindacati. Per ovviare alla questione, le immagini saranno raccolte e protette con un sistema cifrato: l’accesso ai video sarà consentito solo in caso di indagini mirate a individuare possibili illeciti in seguito a denuncia. Sul nodo si è comunque già espressa la Commissione europea, secondo cui «l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la protezione e la sicurezza di bambini e studenti nei centri per l'infanzia e nelle scuole può essere legittima, purché siano rispettati i princìpi della protezione dei dati». Un orientamento ribadito anche dal Garante per la protezione dei dati personali nel 2013.

Il tema è dibattuto da tempo a livello nazionale, tanto che in parlamento giace una dozzina di proposte di legge bipartisan. Pur in mancanza di una norma in materia, il decreto Sblocca cantieri approvato a giugno ha previsto intanto l’istituzione di un fondo per sostenere l’installazione, comunque non obbligatoria, di sistemi di videosorveglianza in asili e strutture pubbliche e private per anziani e disabili. La dotazione è di 5 milioni per il 2019 e di 30 per ciascuno degli anni successivi fino al 2024: risorse giudicate evidentemente insufficienti dalla giunta, che punta ad aumentare gli stanziamenti con un intervento autonomo. Da capire se scatterà l’obbligatorietà. —




 

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