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Blitz degli agenti in borghese nei locali, la sicurezza “taglia” la musica e i balli

Controlli da Sticco, dov’è scattata la multa, e al castello di San Giusto dopo la stretta del ministero. Gli habitué si lamentano. Chi non ha la licenza di pubblico spettacolo non può allestire eventi “danzerecci” e c’è chi ha telefonato al sindaco Dipiazza: «Per il futuro l’opzione del Porto vecchio»

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TRIESTE. Si sono presentati in borghese, nel clou della serata: personale della Questura e della Polizia locale. Il blitz è scattato intorno alle 22. Prima allo stabilimento balneare Sticco e mercoledì scorso a San Giusto. Al Castello, molti degli habitué delle serate sul bastione Lalio si sono visti negare l’accesso: la capienza prescritta era già stata superata. Chi, invece, arrivato in tempo, è riuscito ad entrare, non ha trovato il solito dj che proponeva i successi del momento a volume idoneo a scatenarsi in un irrefrenabile ballo, ma musica di sottofondo. E cartelli ben in vista che invitavano a non ballare. Così, è scattata la protesta.

Nel mirino dei controlli ci sono la questione sicurezza, la capienza, le vie di fuga, i limiti di chi ha una licenza di pubblico esercizio riservata a chi fa somministrazione (bar, ristoranti, pizzerie), e non di pubblico spettacolo, che una commissione ad hoc concede a locali o spazi con certe caratteristiche (teatri, cinema, discoteche) e dove, appunto, si può anche ballare. Altrove, non si può e non viene più permesso. Questa volta il regolamento Movida non c’entra. Dopo la tragedia di Corinaldo dello scorso dicembre, con i controlli in materia di sicurezza non si scherza, le maglie si sono strette, la legge è applicata alla lettera. Una circolare del ministero dell’Interno ha dato precise direttive in tal senso. I controlli ci sono stati durante i mesi più freddi anche nelle strutture con licenza di pubblico spettacolo.

I mercoledì da Sticco e al Castello, alternati, erano diventati un must di quest’estate. Tra i clienti la Trieste bene, gente non giovanissima, ma anche diversi universitari. Non si è mai verificato un incidente, né una rissa o un altro problema. Da Sticco, gli agenti si sono trovati di fronte a una serata danzante. Rilevando l’assenza della licenza idonea, e facendo riferimento all’articolo 666 del Codice penale, hanno comminato una sanzione che, se pagata nei tempi previsti, è di 258 euro, altrimenti diventa di 1.550 euro. A San Giusto, invece, dove la Questura aveva già dato indicazioni precise su cosa si poteva e cosa non si poteva fare, gli agenti della Polizia amministrativa assieme a quelli del Nucleo commerciale della Polizia locale, non hanno comminato alcuna sanzione. La musica, come previsto, era bassa, nessuno ballava e all’ingresso, raggiunto il limite, le persone sono state “rimbalzate”.

«Non abbiamo molti margini – fa presente il questore, Giuseppe Petronzi – ma non siamo neppure scriteriati. Effettuiamo i controlli assieme alla Polizia locale proprio perché non vogliamo andare incontro a un braccio di ferro con il Comune su questo tema. Il metodo “non è mai successo niente” – precisa –, ovvero quello che non vede il perché di questa attenzione visto che a Trieste, in contesti simili, non si sono verificati fatti tragici, non è quello corretto di procedere. Se a un ragazzo di Trieste succedesse qualcosa di grave, chi la racconterebbe la storia? Il dito sarebbe puntato anche verso chi non ha effettuato i controlli. Al di là della mia coscienza – conclude –, c’è anche un richiamo del ministero che mi impone di procedere in questo modo»

«Sono controlli di routine sui locali che possono richiamare tante persone – assicura il comandante della Polizia locale, Walter Milocchi –, sono preventivi e sono atti ad accertare che tutto sia a posto al fine di garantire la sicurezza». Della situazione è venuto a conoscenza anche il sindaco, chiamato da chi si è visto negare la possibilità di ballare. «Dopo i fatti di Torino del 2017 le restrizioni per chi fa un concerto o un evento sono cambiate, e così è successo per i locali dopo la tragedia di Corinaldo – valuta Roberto Dipiazza –. Ho sentito il questore, ed è evidente che chi vuole fare un certo tipo di intrattenimento deve adeguare le strutture. Ma non mi si venga a dire che a Trieste non ci sono possibilità di divertimento: la sera la città è piena di ragazzi, molti arrivano anche da fuori provincia vista la proposta». La soluzione, un domani, per il sindaco, potrà diventare Porto vecchio. «Lì – valuta il primo cittadino – sarà giusto prevedere anche per i giovani delle situazioni dove potersi divertire in sicurezza».

 

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