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«Servono monitoraggi sulla qualità dell’aria vicino al cementificio»

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SAVOGNA. Se il protagonista della giornata di ieri e del monitoraggio di Legambiente è stato l’Isonzo con le sue acque smeraldo, la preoccupazione degli ambientalisti è anche per l’aria di tutto il territorio transfrontaliero. E, in tal senso, le associazioni d’oltreconfine rilanciano l’allarme per quella che viene considerata un’autentica “bomba ecologica” ad appena una ventina di chilometri da Gorizia: il cementificio Salonit di Anhovo. A parlarne ieri al Parco di Piuma è stato Tomaž Komel, attivista della campagna “Eko Anhovo” con la quale da tempo anche Legambiente collabora per fare chiarezza su quanto accade al cementificio. Che, secondo gli ambientalisti, rappresenta un rischio enorme per l’aria del territorio, ma ha inevitabilmente influssi anche sull’Isonzo che scorre a pochissima distanza dallo stabilimento.

Komel ha prima ricordato il passato dell’impianto industriale, legato all’amianto, che dopo la sua abolizione (in base a quanto sostengono le associazioni d’oltreconfine) sarebbe state smaltito in modo sommario proprio nei pressi dell’Isonzo, con tutto ciò che questo può significare specialmente in caso di forti piogge o di piene del fiume. Poi l’ambientalista sloveno si è concentrato sul presente, che vede il cementificio ricoprire anche il ruolo di vero e proprio “inceneritore”. «Lo stabilimento Salonit ha la licenza per questo tipo di attività – ha spiegato Komel –, e così ad Anhovo viene bruciato un po’ di tutto, con rifiuti e materiali che arrivano praticamente da tutta Europa. E questi rifiuti arrivano sia attraverso la ferrovia, sia sui camion: nel corso dei monitoraggi che abbiamo effettuato, ne abbiamo contati fino a 250 nell’arco di 12 ore, e abbiamo fotografato gli autisti e gli addetti alle operazioni di scarico vestiti con scafandri di protezione. Possiamo solo immaginare quindi la pericolosità dei materiali che vengono inceneriti».

Sin qui le proteste e le richieste di chiarimento dei cittadini sono rimaste inascoltate, oltreconfine, anche perché come ha spiegato lo stesso Komel, «La Salonit Anhovo effettua i controlli su se stessa, e lo fa durante il giorno, non quando, dalle 21 alle 6 del mattino, l’inceneritore è effettivamente in funzione». «Proprio per questo siamo particolarmente felici di poter contare sulla collaborazione di Legambiente – ha concluso lo sloveno, dicendo che i cittadini della zona di Anhovo, preoccupati, potrebbero dar vita anche a iniziative di protesta eclatanti –. Se potremo presentare analisi della qualità dell’aria effettuate da un soggetto terzo e indipendente, il nostro grido d’allarme avrà più peso». –

M. B.

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