Drink e droghe, dipendenze “miste” in salita: «L’accesso alle sostanze è sempre più facile»

L’analisi di Balestra, direttrice del Dipartimento AsuiTs che monitora l’evoluzione del fenomeno. «Un adulto alcolizzato chiede aiuto dopo 10 anni dai primi eccessi, un ragazzo dopo due» 

TRIESTE. I dati raccolti dai centri regionali di Alcologia raccontano una parte del fenomeno. Per ogni persona che fa il passo importante di affidarsi ad una di queste strutture, molte altre non riconoscono o nascondono di avere un problema con l’alcol, non ne vogliono parlare né tantomeno farsi aiutare.

Una difficoltà che tra i giovani è ancora più diffusa. Intercettarli, convincerli a farsi dare un supporto, a curare in alcuni casi, è una sfida che gli operatori del settore affrontano da anni. Roberta Balestra, direttore del Dipartimento dipendenze di AsuiTs, conferma che in regione il servizio riservato agli adulti è ben organizzato, anche con risorse preziose delle quali altre regioni non dispongono.


Come si raggiungono i più giovani?

C’è un sommerso, ci sono nuovi bisogni che vanno intercettati ed è una responsabilità dei servizi sanitari pubblici dare delle risposte. Dobbiamo implementare i servizi rivolti alle fasce più giovani, che soffrono di dipendenze “miste”. Questi ragazzi ai servizi tradizionali non arrivano, e se arrivano ci restano per poco tempo. Bisogna pensare a percorsi diversi.

In questo contesto è nato Androna Giovani.

Esatto. Trieste è l'unica città del Friuli Venezia Giulia ad aver avviato un servizio dedicato a chi ha meno di 25 anni. Un servizio “su misura” che vede anche una valida e proficua collaborazione con il Pronto soccorso del Burlo Garofolo.

Cosa c’è dietro all’aumento di giovani e anche giovanissimi che sperimentano e talvolta abusano di alcool ma pure di stupefacenti e farmaci?

Spesso questa viene disegnata erroneamente come una generazione di ragazzi fragili, ma non teniamo conto che l’età adolescenziale è sempre stata difficile e il mondo è cambiato, la potenza e l’aggressività del mercato di certe sostanze non è paragonabile a quello di tanti anni fa. E poi ci sono altre due circostanze importanti da tenere in considerazione quando si analizzano questi fenomeni.

Quale?

L’accesso alle sostanze che possono creare dipendenze, comprese le sostanze stupefacenti, è più facile. E non va sottovalutato anche il cambiamento del modello educativo delle famiglie .

Cosa determina il passaggio da un uso di una sostanza illegale o dell’alcol, alla dipendenza?

Sono tre i fattori che giocano sinergicamente in modo sfavorevole e che aumentano le possibilità che scatti una dipendenza: le caratteristiche delle persona, della sostanza e il contesto di vita familiare che circonda la persona. Non vanno creati allarmismi, in una minoranza dei casi l’uso di certe sostanze evolve in una dipendenza, ma serve uno sforzo continuo.

I ragazzi che arrivano al servizio “Androna Giovani” spesso lo fanno volontariamente, proprio perché sentono di aver bisogno di un aiuto. Questo è un fattore positivo.

Certamente, abbiamo rilevato che quello che viene definito “tempo di latenza”, ovvero il tempo che intercorre tra l’inizio dell’uso di una sostanza e la richiesta di aiuto, tra i ragazzi è più breve.

Che differenze ci sono tra le due categorie di utenti?

Basta pensare che una persona adulta dipendente da una sostanza stupefacente come l’eroina ci mette in media cinque- sei anni per rivolgersi ad uno dei centri dedicati; un adulto alcolizzato in media dieci, mentre i ragazzi al massimo entro due anni arrivano al servizio per le dipendenze da sostanze illegali.

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