In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

L’Alto Adriatico sempre più caldo: lo svelano 117 anni di misure non stop

La costanza dei rilievi fatti ogni giorno dai ricercatori di Trieste dice che la temperatura è salita di un grado in un secolo

2 minuti di lettura

TRIESTE. L’immagine romantica è quella di un termometro che per 117 anni passa da una mano all’altra degli scienziati che ogni giorno si sono presi la briga di rilevare e annotare su fitti registri la temperatura dello specchio d’acqua della Sacchetta di Trieste. Il termometro è diventato via via più tecnologico, ma la passione degli studiosi è rimasta la stessa e ne è scaturita una delle poche serie di dati capace di misurare su un così lungo periodo la temperatura superficiale di un pezzo di Mediterraneo.

Lento ma inesorabile, dal 1899 al 2016 (ultimo anno preso in considerazione) l’Alto Adriatico è diventato più caldo di un grado e il tasso di crescita è destinato a intensificarsi, di pari passo all’effetto serra. I valori sono stati messi in fila dai ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), ospitato all’Area Science Park di Trieste, che ha così ripercorso una tra le più lunghe serie di dati esistenti relative al Mare nostrum. Sebbene le temperature marine si registrino da un secolo e mezzo, solo in rari casi esistono serie che superino qualche decade.

I ricercatori hanno utilizzato osservazioni effettuate nel porto di Trieste, pubblicandone gli esiti sulla rivista internazionale Earth System Science Data. Ore di lavoro passate a inserire nei terminali quanto riportato nei vecchi registri ingialliti, dove ogni giorno venivano appuntati luogo, ora e profondità del rilevamento. Il risultato ha permesso di seguire il trend di crescita della temperatura delle acque superficiali: «Emerge – spiega Fabio Raichich, uno degli autori – un aumento della temperatura alla velocità media di 1,1 gradi per secolo».

I valori medi incrementano però se si vanno a guardare solo i dati successivi al 1946. La serie compresa dal dopoguerra al 2016 registra infatti «un aumento di 1,3 gradi per secolo e inoltre si osserva che negli ultimi 20 anni è diventato molto più frequente rispetto al passato il raggiungimento o superamento dei 28 gradi durante l’estate». Dall’area compresa fra il molo Fratelli Bandiera e l’Ausonia, l’analisi si può estendere non solo al golfo – dove le cifre registrano le prevedibili escursioni termiche stagionali e i repentini cambi di temperatura imposti dall’arrivo della bora – ma anche al Mediterraneo settentrionale.

Il valore della ricerca sta nella capacità di mettere insieme una serie di così notevole lunghezza, grazie all’opera passata del personale dell’Osservatorio marittimo, dell’Istituto geofisico e dell’Istituto Talassografico, seguendo i cambi di denominazione intercorsi nel tempo. Secondo Renato Colucci, coautore della ricerca, «avere serie lunghe e per quanto possibile omogenee è fondamentale per comprendere come l’evoluzione recente del clima possa aver influito sui parametri fisici del mare, in questo caso sulla temperatura. Rispetto alle osservazioni meteorologiche, il problema è che la complessità strumentale e logistica chiamata in causa dalle osservazioni marine ha per lungo tempo impedito la rilevazione di dati caratterizzati da sufficiente continuità e qualità».

Ma a Trieste la pazienza degli scienziati ha fatto il miracolo. Si è cominciato con strumenti analogici nel 1899: prima termometri immersi manualmente, che dal 1934 sono diventati termografi capaci di registrare in modo automatico le rilevazioni su un rullo di carta. Ma la storia è fatta anche di bruschi stop: nel 1943 lo strumento si ruppe e fu impossibile reperire i pezzi di ricambio. Un nuovo termografo entrò in scena solo nel 1952. Il balzo tecnologico avviene nel 1986, con il passaggio al digitale: in questo caso i dati venivano raccolti per effetto di un termistoro, ovvero di resistenze elettriche capaci di minuziose rilevazioni orarie, registrate su supporti informatici. —


 

I commenti dei lettori