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Riconversione a metano per la centrale, A2A: uscita dal carbone prima del 2025

La disponibilità del responsabile delle strategie industriali. I sindacati: progetto in linea anche con la tutela ambientale

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MONFALCONE. Un impianto a turbogas alimentato a metano, con la possibilità di integrare ulteriori opzioni innovative ed eco-sostenibili. Si affianca anche l’ipotesi di studio di un sistema di accumulo energetico, cosiddetto storage elettrochimico, una sorta di riserva di energia prodotta da fonti rinnovabili. È sostanzialmente il nucleo della proposta che A2A Energiefuture ha presentato al sindaco Anna Maria Cisint, a seguito delle linee guida scaturite lo scorso 7 giugno dal tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. Il progetto di riconversione della centrale a favore del gas si accompagna ad un elemento di peso: l’azienda è disponibile a uscire dal carbone prima del 2025.

Lo ha dichiarato al tavolo istituzionale il responsabile delle strategie industriali di A2A. Lo scorso 10 luglio, su richiesta di Filctem, Flaei e Uiltec, il sindaco Cisint ha incontrato le Rsu della centrale e i segretari regionali delle organizzazioni sindacali. Sul tappeto il percorso di riconversione del sito e la questione occupazionale. Attualmente la centrale conta 120 lavoratori diretti e circa 170 maestranze di ditte appaltatrici operanti nello stabilimento.

A intervenire ora è la segreteria regionale di Uiltec: «Crediamo che il progetto presentato da A2A sia perfettamente in linea anche con un altro aspetto per noi fondamentale, la tutela dell’ambiente. Salvaguardare 290 posti di lavoro migliorando l’ambiente è possibile, anche prima del 2025». Lo stesso segretario generale della Uiltec-Uil nazionale, Paolo Pirani, ha ribadito il sostegno alla riconversione a gas della centrale, scelta che definisce «coerente con gli accordi sottoscritti a livello internazionale dai nostri governi, finalizzati al contrasto del cambiamento climatico in atto, attraverso fondamentalmente la riduzione delle emissioni di anidride carbonica globali, di cui la produzione elettrica è solo un parte e neanche la maggiore».

Il progetto di riconversione proposto da A2A, prevede un impianto turbogas alimentato a metano collocato in una posizione più centrale rispetto agli attuali gruppi 1 e 2, più distante dalle abitazioni del rione Enel e dalla banchina attualmente utilizzata per l’attracco delle chiatte che trasportano il carbone. Sarebbe invece da accantonare l’ipotesi in ordine al tema-rifiuti: «Il sindaco – riferisce Uiltec Fvg – ha dichiarato più volte che almeno per quanto riguarda la chiusura del ciclo dei rifiuti, la Regione e il Comune di Monfalcone, in particolare, sono già coperte a sufficienza di impianti per il recupero ed il riciclo dei materiali differenziati (carta, plastica, vetro, ecc.)».

Gas e fonti energetiche rinnovabili (FER) sono contemplati nel Piano energetico regionale stilato nel 2015. La scheda 5a del PER recita: «La Regione, al fine di perseguire gli scenari “low carbon”, intende superare l’utilizzo del carbone per la centrale termoelettrica di Monfalcone e promuovere per la stessa uno scenario di transizione, attraverso l’uso del gas e/o FER, al fine di ridurne gli impatti. Si promuove uno specifico tavolo di lavoro con il gestore dell’impianto e l’amministrazione».

Uiltec Fvg pertanto argomenta: «Tenendo in considerazione anche l’essenzialità della centrale monfalconese prevista nel “Piano di riaccensione nazionale”, in caso di blackout italiano (fu uno dei primi impianti termoelettrici a partire fornendo energia al Paese nel settembre 2003), il Piano energetico regionale va proprio nella direzione di agevolare la decarbonizzazione a favore del gas».

Nel contesto nazionale, il programma energetico prospetta l’uscita dai “Megawatt prodotti convenzionalmente” a favore dei “Megawatt prodotti in maniera mista”, scenario illustrato dal gestore della rete elettrica italiana Terna al tavolo al Mise, il 7 giugno. Uiltec Fvg argomenta: «Si tratta di un processo graduale che si svilupperà attraverso tre fonti energetiche interconnesse, quella a gas, le fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, ecc.) e i sistemi di accumulo (centrali idroelettriche e storage elettrochimici). La catena è necessaria ad evitare problemi di stabilità alla rete e blackout diffusi. Lo storage elettrochimico oggi è l’anello più debole in fatto di efficienza e vantaggio economico. Per questo abbiamo proposto al sindaco, nell’ambito della riconversione del sito, un progetto che preveda una “Cittadella delle ricerche” nel campo degli storage elettrochimici, in collaborazione con ingegneri e università della regione. Abbiamo inoltre invitato l’amministrazione a presentare ad A2A idee e progetti innovativi».—


 

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