Statua di D’Annunzio in arrivo a Trieste ma per ora finirà nella mostra

L’assessore Rossi: «La portiamo all’ex Pescheria. Poi a ottobre decideremo» E il sindaco di Fiume: «Un monumento ai partigiani che hanno liberato Trieste»

TRIESTE Il Vate può attendere. Il “solitario studioso”, la terza copia della statua di Gabriele D’Annunzio di Alessandro Verdi, arriverà a Trieste prossimamente, ma non troverà posto subito su una panchina di piazza della Borsa. Finirà in “quarantena” al Salone degli incanti dove da venerdì scorso è aperta la mostra “Disobbedisco. La rivoluzione di D’Annunzio a Fiume 1919 - 1920”, a cura di Giordano Bruno Guerri. «Abbiamo deciso di aspettare settembre o ottobre per collocare la statua di bronzo (costo 20 mila euro, ndr) in piazza della Borsa. Quando arriva la metteremo all’interno della mostra. Così i visitatori la potranno vedere in anteprima all’ex Pescheria», illustra l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi che solo una settimana fa aveva fatto presente le complicazioni dell’erezione del monumento al Vate in piazza della Borsa. La prima riguarda le panchine di pietra prive di spalliera (non proprio adatte ad accogliere una statua seduta), la seconda il posizionamento delle panchine lungo le canalette di scolo e nei pressi dei cestini e compattatori di rifiuti (non proprio degno per ospitare una figura letteraria di tale levatura). Un altro problema è che non ci sarebbe ancora il “nulla osta” della Sovrintendenza per il collocamento in una piazza che aspira (assieme a piazza Unità) a diventare patrimonio dell’Unesco.

E se la statua seriale del Vate si limiterà, per ora, a mettersi in mostra, non accennano a diminuire le polemiche sull’opportunità del monumento. «Gabriele D’Annunzio, con le sue truppe, occupò Fiume nel 1919. D’Annunzio non fu un poeta timido, come tanti lo vogliono presentare, ma un aggressore e un tiranno. Proprio per queste ragioni, se il monumento che si dovesse collocare a Trieste, è dedicato all’occupazione di Fiume, cioè se l’idea è glorificare questo evento, è una cosa assolutamente vergognosa ma anche pericolosa. Soprattutto se lo mettiamo nel contesto delle già note dichiarazioni pronunciate da alcuni esponenti politici italiani che pretendono la costa croata», scrive Vojko Obersnel, sindaco di Fiume, al gruppo di Resistenza storica. «La costa croata e Fiume sono croate, difese e liberate dai partigiani nella seconda guerra mondiale, proprio come è stata liberata Trieste - continua Obersnel - . I monumenti a D’Annunzio, i festeggiamenti e il populismo politico che cede alle passioni più abiette, non lo cambieranno. Se esiste l’intenzione di erigere un monumento, allora il monumento deve essere eretto alle truppe partigiane che hanno liberato Trieste». Provocazione per provocazione insomma. Resta comunque il rischio di un incidente diplomatico senza precedenti. «Devo dire che, le iniziative che festeggiano l’occupazione delle terre degli altri, sono in opposizione con la politica europea, che, come una delle proprie basi, ha l’antifascismo - insiste il sindaco di Fiume -. Siccome si tratta di una situazione molto seria, nel caso si continui con le attività per la realizzazione di una di queste iniziative assolutamente inaccettabili, aspetto la reazione del governo croato. Credo che la maggior parte degli italiani non vede nessun bene nel celebrare l’occupazione di una città. Avviserò il consolato croato a Trieste e il sindaco Dipiazza, poiché con Trieste coltiviamo rapporti amichevoli». E mentre la mostra su D’Annunzio di Trieste “Disobbedisco” parla di “rivoluzione”, quella di Fiume parla di “olocausto”. Due punti di vista difficilmente conciliabili. Altro che storia condivisa. —



 

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