Fuga dalle chiese a Gorizia. Preti preoccupati: «Sempre meno fedeli alle messe»

Nell’ultimo quinquennio sensibile calo delle presenze. Il decano don Fulvio: «Situazione destinata a peggiorare»

TRIESTE Le chiese non son certo più affollate come un tempo e Gorizia non fa eccezione. Il decano, don Fulvio Marcioni, non nasconde il problema e ricorda che nell’ultima riunione dei sacerdoti del Decanato della città, la constatazione quasi unanime è che la frequentazione alle varie eucarestie domenicali e a quelle prefestive del sabato risulta vistosamente in calo rispetto a non più di 5 anni fa. Ciò in tutte le chiese cittadine, nessuna esclusa. «Purtroppo, temo che nel prossimo futuro il calo possa diventare ancor più preoccupante», afferma don Marcioni. Due sono i motivi principali secondo il decano: «Non esiste più il “cambio” che avveniva un tempo. Quando qualcuno veniva a mancare, in genere, lasciava il posto ad altri che “rientravano” per vivere in maniera più decisa la vita parrocchiale a 65-70 anni. Ora questo cambio si è spezzato. Tale fenomeno è dovuto a vari fattori, tra i quali l’allungamento della vita, e soprattutto della vita attiva, che trova opportunità di realizzazione lontano dagli ambienti della Chiesa, senza trascurare che i quaranta-cinquantenni hanno labili riferimenti religiosi e, quindi, anche i loro figli spesso non vengono accompagnati in un percorso legato alla Chiesa».

Cresime, matrimoni e gli altri sacramenti non arginano ilcalo delle affluenze. «È vero che un interesse religioso sussiste per lo più nelle singole tappe del cammino cristiano - battesimo e prima comunione, per esempio -, senza dimenticare le feste quali la Pasqua e il Natale, ma per la maggioranza degli adulti il coinvolgimento e quindi il coinvolgimento dei loro figli, si esaurisce nel momento in cui i ragazzi ricevono il sacramento o nel momento in cui le feste terminano». Sembrano, tuttavia, fenomeni di portata generale. In questo senso, Gorizia non costituisce un’eccezione. E, ovviamente, anche a Gorizia, a disertare le Chiese sono spesso le fasce più giovani. Per molteplici ragioni, «soprattutto per le tensioni familiari che molti ragazzi sono costretti a vivere, se non a subire, in maniera non certo indolore e che porta loro a frequentare ambienti diversi dagli oratori e dagli altri luoghi ecclesiastici. Ma occorre poi aggiungere il dilagare del peso delle informazioni veicolate attraverso la rete che si trasformano a volte anche in conoscenze presunte che nulla hanno a che vedere con la ricerca di relazioni approfondite come invece necessita la vita di fede».


Di fatto, anche Gorizia ha delle peculiarità, legate a questa o a quella parrocchia. «Ovviamente ci sono degli elementi peculiari della nostra città – dice il decano – tra i quali: la caratterizzazione identitaria, di cultura e sensibilità, della comunità di San Rocco che si è rafforzata anche grazie alla lungimiranza e alla lucida guida di don Ruggero, lì da più di 50 anni; il momento di transizione, di assestamento e riconversione in atto nelle comunità, soprattutto quelle del Centro; la presenza di vari ordini religiosi che hanno contrassegnato il cammino delle parrocchie, anche se il loro numero si è notevolmente ridimensionato; la mancanza di un’attenzione maggiormente costante e di una prassi di lavoro per il mondo della cultura e dell’Università e per l’ambito della politica, cioè dell’interpretazione dei fenomeni sociali, individuali e familiari, dell’economia e del lavoro». Da ultimo, da parte di don Marcioni, una considerazione. «Se le chiese non sono più affollate come un tempo, la ricerca spirituale è tuttora viva e presente, ma anche quando tale ricerca è per così dire seria non viene più captata dai nostri ambienti religiosi: in altre parole, la ricerca avviene in ambienti diversi da quelli della Chiesa». –


 

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