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Mostre, letture e simposi sfrattati dal Tea Room

con il cambio di proprietà Gli organizzatori Lacalamita e Damilano cercano adesso una nuova casa: «Nella gestione Sarafin non c’era posto per noi ma non molliamo»

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Il centro culturale inaugurato il 25 agosto 2018 al Tea Room cerca una nuova casa. Finisce dopo meno di un anno l’esperienza di Cinzia Lacalamita e Igor Damilano, coppia di scrittori, docenti di scrittura creativa, consulenti editoriali e organizzatori di eventi culturali, che proprio al Tea Room avevano trovato il luogo adatto per le proprie attività.

Lacalamita e Damilano hanno lasciato il locale, dopo il passaggio della gestione alla Sarafin spa, società a capo di altri locali, tra i quali Portizza e Roma 4, ovvero la serie di bar “ereditati” dal precedente corso targato Raffaele Nicotra, amministratore unico di Erre Ristorazione.

«Ce ne andiamo a malincuore – spiega Lacalamita – ma evidentemente nei nuovi progetti non c’era posto per noi. Speriamo di trovare un altro ambiente in città, dove poter portare avanti l’idea di far entrare la cultura nei locali: una formula che finora era piaciuta tanto». Da un giorno all’altro Cinzia e il compagno Igor hanno sgomberato il Tea Room dalle opere che i vari artisti nel corso del tempo avevano donato loro.

«Le mostre sono state no stop, dall’estate dello scorso anno – racconta ancora Lacalamita – le mura non sono mai state vuote, tranne nei giorni che servivano per smantellare e rimontare. Abbiamo accolto quindici presentazioni di libri e una settantina di incontri su diversi temi: benessere psicofisico, storia, economia, grafologia, astrologia, sport, filosofia e politica. Ci sono stati poi i mercatini artigianali il sabato e tanti ospiti speciali da fuori città. Persino una mostra di ceramiche siciliane portata dai proprietari di Petra D’Amuri arrivate direttamente da Catania. E il calendario era pieno fino ad agosto 2020».

Cinzia si commuove pensando all’impegno e alla passione messi in campo. «È stata davvero una grande fatica, ma l’abbiamo fatto col sorriso, con la voglia di costruire qualcosa di diverso per il locale e soprattutto per la città. Adesso sto avvisando tutte le persone che ci hanno conosciuto e che volevano organizzare con noi un evento, che purtroppo non ci saremo e anche chi aveva già prenotato lo spazio per allestire la propria mostra». Nei giorni scorsi Cinzia ha affidato ai social la sua delusione, ricevendo centinaia di messaggi di sostegno. «Abbiamo reso vive le mura – ha scritto su Facebook – dato un’anima a ogni angolo, creato spazi per guardarsi, baciarsi, recuperare la conversazione che parla occhi negli occhi. Abbiamo voluto vetri con le impronte dei bambini da non pulire mai. Abbiamo riservato tavoli per anziani soli, soli ma con noi come famiglia nuova. Abbiamo trionfato nella giornata mondiale della poesia, primi su cento bar italiani: 642 persone si sono unite a noi per scrivere di emozioni. Ora tutto si conclude. Auguriamo ogni bene a chi subentra. Però fa male. Chiude il sipario, spariscono i libri, le pareti perdono i quadri, la lavagna degli artisti cancellata». Lavagna dove in tanti avevano scritto pensieri e frasi.

Dopo la delusione, Cinzia punta a ripartire. «La speranza è che qualche locale a Trieste accolga il nostro progetto – conclude – siamo pronti a rimetterci in gioco, le idee e la voglia non mancano. Potrebbe essere un nuovo inizio, su cui scommettere, per portare tante iniziative culturali, accanto a bibite e caffè». —



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