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Federesuli scrive al premier croato: «È ora di unire non di dividere»

La Federazione ringrazia Plenković per le aperture e auspica di poter avere un incontro nel nome del dialogo

TRIESTE. Un ringraziamento forte per i passi compiuti da Zagabria. Una serie di considerazioni su un lungo periodo di divisioni e soprusi. La riflessione su un clima «oggi finalmente cambiato» e sul fatto che «la violenza causata dalla diversità non deve avere più alcuna cittadinanza». Infine, l’auspicio di un incontro in cui poter «raccontare di persona tutti questi pensieri e dare segno al mondo intero che costruire il bene è una possibilità concreta e non vaga utopia».

Sono alcuni dei passaggi della lettera che Federesuli, la Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, con il suo presidente Antonio Ballarin ha inviato al primo ministro della Croazia Andrej Plenković, e per conoscenza al ministro italiano degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, all’ambasciatore d’Italia a Zagabria Adriano Chiodi Cianfarani e a Francesco Saverio De Luigi, della Direzione generale per l’Unione europea dello stesso ministero.

Una lettera, commenta Ballarin, redatta nello spirito di chi vuole «fare memoria dei fatti storici per costruire una prospettiva».. La lettera si apre ringraziando il premier croato per la partecipazione dell’ambasciatore di Croazia Jasen Mesić alla celebrazione del Giorno del Ricordo tenuta quest’anno al Quirinale, presente il Presidente Sergio Mattarella; e per «l’impegno» di Zagabria nella riesumazione di «alcuni corpi massacrati senza processo e/o in violazione di convenzioni internazionali a guerra finita in prossimità di Castua e di Ossero» a Cherso.

Gesti «di pietà cristiana», così Federesuli, che «non solo hanno portato pace negli animi di coloro che subirono tale violenza, ma anche in molte delle persone che dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono i luoghi di origine, scappando dalla violenza nazionalista e ideologica che lì imperversava, e che sono rappresentate in questa lettera». Federesuli parla di un popolo, il «nostro», che è sempre stato «pacifico, laborioso, aperto, integrante» in scia a ciò che fu la Repubblica di Venezia; e di famiglie che «hanno sempre vissuto una dualità tra cultura di origine e apertura al mondo orientale». Famiglie «miste», insomma.

«Noi - scrive Federesuli - ci sentiamo vittime di una guerra da noi non voluta e che dura da troppi decenni»: dall’«odio nazionalista degli slavi contro gli italiani introdotto ad arte dagli Asburgo» al fascismo che poi fece «la sua parte, imponendo una crudele e scellerata snazionalizzazione dell’elemento non italiano e italofono, soprattutto in Istria, a partire dal 1922». Infine la Seconda guerra mondiale «e tutto ciò che ne è seguito, a nostro discapito, hanno completato l’opera di spopolamento dei paesi abitati dalle nostre famiglie da generazioni, polverizzando affetti e relazioni e sparpagliando i nostri parenti in giro per il mondo».

Ma le associazioni di Federesuli si ritrovano nello spirito del Concerto dei tre Presidenti che a Trieste nel 2010 ha segnato «l’inizio del cambiamento». A Plenković, Federesuli sottolinea essere «fuori da ogni ragionevole dubbio che, nel tempo, le nostre associazioni siano state soggette a spinte politiche eterodirette per pilotare una volontà popolare ora in una direzione e ora in direzione opposta». Fatti superati: «La storia vede oggi nell’Unione europea un elemento di stabilità e fratellanza».

«La verità sta affiorando e con essa emerge un popolo che alla fine della Seconda guerra mondiale ha optato» per partire, ma senza dimenticare «l’amore incondizionato e viscerale per la terra alla quale è legato»: da qui il «dialogo» e la «dialettica con tutti, senza preclusioni, testimoniando una sofferenza che non deve mai più accadere nella storia. Ma testimoniando anche un desiderio di unire anziché dividere», di «tessere progetti comuni fra le due sponde dell’Adriatico anziché ignorare la reciproca storia». Da qui il plauso per i passi di Zagabria in direzione di una «ricucitura».

E insomma, commenta Ballarin al di là della lettera, citando fra l’altro quella Legge sui torti che la Slovenia ha varato come azione «di civiltà assoluta», vanno «trovati ponti, non steccati». E fra i desideri del presidente di Federesuli c’è «un tavolo, un gruppo di lavoro con studiosi dei governi italiano, sloveno e croato che studi e analizzi i fatti storici», per ricordare e per costruire una nuova prospettiva. 
 

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