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Merkel rassicura: l’ampliamento a Est interesse strategico per tutta l’Europa

Ma a Poznan la Polonia si fa portavoce della delusione delle capitali balcaniche per la lentezza del processo

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO. Una potenza che serra le porte all’allargamento ai Balcani, la Francia. Un’altra, la Germania, che a stretto giro di posta le schiude, riaccendendo qualche speranza in una regione dove crescono le frustrazioni per il lungo e accidentato percorso d’adesione alle Ue.

Berlino si è ripresentata ieri come uno degli sponsor più forti dell’integrazione della regione nella Ue al vertice sui Balcani occidentali a Poznan, in Polonia, organizzato nell'ambito del cosiddetto “Processo di Berlino” lanciato dalla Cancelliera Angela Merkel nel 2014 per aiutare Serbia, Kosovo, Montenegro, Macedonia del nord, Albania e Bosnia-Erzegovina ad avvicinarsi sempre di più alla Unione.

E proprio Merkel ieri ha assunto il ruolo di protagonista in Polonia, reagendo alle dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, che nei giorni scorsi aveva promesso di rifiutare «ogni tipo di allargamento prima di una profonda riforma del nostro sistema istituzionale».

Riforma dell’Unione che è necessaria e «condivido la posizione di Macron su meccanismi di lavoro della Ue che vanno migliorati», ha spiegato la Cancelliera. Ma «non vedo questa necessità come un abbandono dei discorsi d’adesione», ha aggiunto, sottolineando che integrare i Balcani nella Ue è «un interesse strategico» dell’Europa.

«Il nostro impegno per i Balcani rimane una priorità e oggi tutti i Paesi» della regione» sono più vicini alla Ue, ha detto ieri anche L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini; mentre il ministro della Difesa italiano, Elisabetta Trenta, non vede «alcuna ragione perché non debba iniziare al più presto il processo di negoziazione per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord nell’Ue»

A Poznan è stata data luce verde a un pacchetto Ue da 180 milioni a favore dei Balcani su connettività, digitale, trasporti ed energia pulita: in campo fra l’altro otto nuovi progetti infrastrutturali, che si prevede aprano la strada a investimenti fino a 728 milioni; e sovvenzioni per migliorare sicurezza stradale e funzionamento dei valichi di frontiera. Intanto, pure il premier bulgaro Boyko Borisson ha ribadito che l’integrazione dei Balcani non ha alternative.

Le rassicurazioni, soprattutto quelle della leader tedesca, sono arrivate dopo che il padrone di casa del summit, la Polonia, si era fatta portavoce della delusione delle capitali balcaniche, in testa Tirana e Skopje, per la lentezza del processo d’allargamento. «L’Ue non può trattare quei Paesi in questo modo», Stati che «stanno portando avanti riforme difficili in vista della futura integrazione», ha detto ieri il presidente polacco Andrzej Duda, che ha evocato lo spettro dell’instabilità se i Balcani saranno lasciati in un angolo.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri di Varsavia, Jacek Czaputowicz: «L’Ue non è completa senza i Balcani», ha detto per poi ammonire che «le società» della regione rimangono «filo europee», ma se saranno tenute troppo a lungo in sala d’attesa si rischia di indurle a «modificare il loro atteggiamento».

Ma anche la politica rischia di cambiare il punto di vista verso la Ue. Il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dačić, già giovedì ha ricordato che quello di Poznan è stato «il sesto vertice» del genere – il primo fu Berlino nel 2014, poi ci sono state Vienna, Parigi, Trieste, Londra - e pian piano «ci si comincia a chiedere quale sia il senso» di summit simili, tra rassicurazioni ma pochi passi concreti.

E così la penserebbero molti altri «colleghi ministri», ha suggerito Dačić. I dubbi crescono se «leader europei dichiarano di non avere alcuna intenzione di parlare di espansione della Ue. Se è così, non vedo la ragione di organizzare questi meeting», ha aggiunto l’esponente del governo serbo.

Ma da Poznan qualche raggio di luce è arrivato. Ieri, ha assicurato il premier montenegrino Dusko Marković, «è stato detto chiaramente che la visione dell’allargamento è viva e dobbiamo continuare a fare il nostro dovere» per diventare membri Ue. Ed è «impossibile che 18 milioni di cittadini balcanici rimangano fuori dallo spazio europeo» lasciando le porte aperte a rischiose, anche per la Ue, influenze russe, cinesi o arabe. 

 

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