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Lo stop di Macron: l’ampliamento a Est può attendere, prima riformare l’Ue

Il presidente francese gela le aspettative della regione. La vicepremier serba: per noi l’adesione resta una priorità

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BALCANI. Non sarà un anno da ricordare, il 2019, per i Paesi balcanici che aspirano a entrare nella Ue. Prima, lo scorso mese, la cocente delusione di Albania e Macedonia, che erano convinte di aver fatto l’impossibile per meritarsi l’apertura dei negoziati d’adesione e hanno invece incassato l’ennesimo stop. E ora una nuova doccia fredda, estesa questa volta a tutta la regione.

Doccia fredda per i Balcani extra-Ue arrivata questa volta dal presidente francese Emmanuel Macron che, assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, esercita un ruolo decisivo nella politica dell’Unione, indirizzando anche quella estera. E quella politica non comprenderà per lungo tempo un nuovo allargamento Ue, ha ribadito il leader transalpino.

Parlando da Bruxelles, a margine dei litigi tra membri Ue per le nomine dei vertici europei, Macron ha affermato con forza che «rifiuterò ogni tipo di allargamento prima di una profonda riforma del nostro funzionamento istituzionale» e dell’introduzione di «nuove regole», altrimenti «non saremo credibili agli occhi dei nostri cittadini», in testa i suoi elettori.

L’Ue, ha suggerito poi il leader transalpino, già oggi funziona male e «in questo contesto sono più che scettico verso tutti quelli che sostengono che il futuro dell’Europa è in un nuovo allargamento». Come pensarlo, ha aggiunto Macron, quando «non possiamo metterci d’accordo neppure tra 28 membri».

«Non farò compromessi», ha poi chiuso le porte il capo dell’Eliseo, di fatto approfondendo dichiarazioni simili rilasciate l’anno scorso, che avevano profondamente preoccupato i Balcani, quando aveva detto che «gli ultimi 15 anni hanno dimostrato che l’Europa si indebolisce quando pensa di allargarsi».

La seconda doccia fredda ha contribuito ad acuire questi timori, con i media balcanici che hanno parlato di «duro schiaffo» e di «brutte notizie». E ha provocato forti reazioni. «Un messaggio neanche un po’ incoraggiante», ha commentato in Montenegro il presidente del Partito liberale, Andrija Popović, che ha ricordato che «l’Europa non è completa senza i Balcani» e soprattutto senza Podgorica, Paese «che ha fatto i maggiori progressi verso l’adesione».

C’è il rischio che le parole di Macron «irrobustiscano le forze antieuropee» nei Balcani, ha invece ammonito il direttore del think tank “Gradjanska Alijansa”, Boris Raonić, citato dal portale Cdm.

E che la situazione sia precaria è suggerito anche dall’intervento sul tema del rappresentante Ue a Belgrado, Sem Fabrizi, che ha assicurato che l’allargamento rimane, malgrado Macron, «la chiara posizione della Ue», mentre la vicepremier serba Zorana Mihajlović ha anticipato che l’adesione rimane una priorità per Belgrado: ciò sarà ribadito durante la visita del leader francese in Serbia, atteso a metà luglio per colloqui anche con il presidente Aleksandar Vučić. Ma intanto il messaggio lanciato dal leader francese è «molto infelice», ha detto Andor Deli, eurodeputato magiaro e «fan dell’allargamento».

Macron sa però che i Balcani non portano voti. Lo hanno confermato di recente dati resi pubblici dallo European Council on Foreign Relations. Che ha svelato che il “no” secco all’allargamento a ciascun Paese candidato balcanico è sostenuto dal 42% dei francesi, dal 44% degli austriaci, dal 37% dei danesi, dal 40% degli olandesi, dal 46% dei tedeschi. E fra le vere priorità della nuova presidenza semestrale, quella finlandese, i Balcani neppure sono contemplati. —


 

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