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Trieste, caso Alma: Scavone scarcerato dopo 3 mesi

Disposti i domiciliari in attesa del processo per l’ex presidente della Pallacanestro Trieste, accusato di maxi evasione fiscale

Gianpaolo Sarti
1 minuto di lettura

TRIESTE. Luigi Scavone, l’ex numero uno dell’Alma ed ex presidente della Pallacanestro Trieste, è uscito dalla cella di Poggioreale. Adesso è agli arresti domiciliari. La scarcerazione è stata disposta in seguito agli ultimi interrogatori resi dall’indagato al pool di pm della Procura di Napoli che aveva iniziato a indagare sul giro di affari della società di lavoro interinale. Scavone era stato inquisito assieme ad altri presunti complici per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali. L’arresto, nella sua villa di Napoli, risale allo scorso 26 marzo.

Il legale che difende l’imprenditore, l’avvocato Alfonso Furgiuele, ha presentato la richiesta di revisione della misura cautelare proprio in seguito agli interrogatori. L’avvocato ha ottenuto il parere favorevole dei pm e del giudice che, a sua volta, ha emesso l’ordinanza per i domiciliari. «Il mio assistito ora sta bene ed è certamente più tranquillo», afferma l’avvocato.

Le indagini ora sono chiuse e per l’imprenditore scatterà il giudizio immediato. Il legale valuterà se optare per l’abbreviato. «Dobbiamo ancora decidere, ma probabilmente sì», preannuncia Furgiuele.

L’ipotesi dei domiciliari si era fatta largo già due mesi fa, ma il giudice aveva rigettato l’istanza dell’avvocato. Servivano ulteriori accertamenti su quanto affermato dall’indagato nel corso del primo interrogatorio.

Era stata la Guardia di finanza a investigare sulla società interinale e sulle altre imprese collegate. Gli inquirenti avevano scoperto una maxi evasione fiscale quantificata in 70 milioni di euro. Una somma che, secondo le ipotesi, sarebbe il frutto di un articolato meccanismo di indebite compensazioni di crediti tributari fittizi ottenuto attraverso varie imprese che emettevano fatture false. In altri termini alcune aziende prive di strutture operative o mezzi imprenditoriali adeguati, le cosiddette «cartiere» (formalmente estranee ma di fatto riferite ai due imprenditori), creavano un credito Iva inesistente con false fatturazioni. Il credito veniva ceduto alle società del gruppo. In questo modo le imprese collegate potevano azzerare i loro carichi tributari utilizzando il falso credito Iva. Con questo sistema gli indagati sarebbero riusciti a non pagare per anni imposte, contributi previdenziali e assistenziali.

Il giorno dell’arresto i finanzieri avevano sequestrato ville, cinque milioni di euro in contanti, quadri, Rolex, auto di lusso, uno yacht di 17 metri, lingotti d’oro e gioielli. Beni che sarebbero riconducibili ai principali indagati del caso Alma: Scavone e il presunto complice Francesco Barbarino.

Nei mesi scorsi l’ex numero uno dell’Alma aveva ammesso parte delle proprie responsabilità. —


 

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