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Esplosione a Gorizia, la barista-amica di Facchettin: «Voleva liberarsi dal suo demone»

Il ritratto di Fabrizio, il disabile che risiedeva al piano terra della palazzina, dopo l’esplosione di viale XX Settembre 

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GORIZIA «Frequentava il nostro bar. Prendeva il caffè. Talvolta parlava da solo. Poi, sono riuscita a entrare un po’ in confidenza con lui. Sentivo che aveva bisogno di confrontarsi, dialogare, in un certo senso confidarsi».

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Valentina (non vuole rendere noto il suo cognome e nemmeno il locale in cui lavora) era riuscita a entrare “in sintonia” con Fabrizio Facchettin. Una persona gentile ma che più di un’occasione aveva messo in mostra disturbi psichici. «Diceva che voleva liberarsi dal suo corpo perché conviveva con un demone. Era convinto che soltanto in questa maniera avrebbe potuto liberarsi dalla sua parte cattiva, negativa. Era anche convinto di avere una mente superiore, di essere una sorta di genio incompreso. Era certo che i demoni, alla fine, albergassero in ognuno di noi, solamente che la quasi totalità delle persone non ne è consapevole».

Facchettin si muoveva con l’ausilio di una stampella, eredità di un incidente stradale di parecchi anni fa. «Nel passato, aveva fatto il camionista. Poi, alla guida della sua automobile, erano rimasto vittima di un incidente che lo aveva ridotto allo stato di coma per due anni. Poi, al suo risveglio, diceva di essere completamente cambiato. Non era una persona cattiva. Ma era convinto che una parte di sé incarnasse il male».

Valentina non se la sente di puntare il dito su nessuno relativamente alla tragedia di viale XX Settembre. Ma la sua sensazione è che possa essersi trattato davvero di un atto deliberato, viste le difficoltà psichiche del cinquantenne. Che riemergevano in ogni attimo.

Nei giorni scorsi, il Centro di salute mentale aveva dichiarato che il paziente era controllato e assumeva tutti i medicinali che gli venivano prescritti. In realtà, in bar, c’è una confezione di antipsicotici “dimenticata” da Facchettin. «Un giorno gli dissi che quelle erano sue e doveva assumerle. Lui mi rispose: “Continuano a darmele ma non le voglio. Buttale vie». E quelle pastiglie sono ancora in un cassetto del bancone del bar.

Come viveva Fabrizio Facchettin? «Dialogando con lui, mi aveva spiegato che percepiva una pensione di invalidità. Recentemente, aveva acquistato una Ford Fiesta rossa di cui andava orgoglioso». Fra le passioni (facilmente riconoscibili dalla consultazione del suo profilo Facebook) gli Avengers, i supereroi. Ma la sua attività sul web era anche per postare messaggi misticheggianti con frequenti riferimenti agli angeli e ai demoni. «Mi risulta che, nel passato, Facchettin fosse stato sposato. Ma la moglie non risiede più in questa città».

Infine, la passione per la musica. Facchettin aveva indosso sempre le cuffiette. «Diceva - conclude Valentina - di ascoltare canzoni ventiquattr’ore su ventiquattro. Gli piaceva ogni tipo di musica: dall’heavy metal a Laura Pausini». —


 

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