A Trieste il record delle tariffe rifiuti, Gorizia la più cara per i servizi idrici

Report della Camera di Commercio sugli importi delle utenze. A Udine per la Tari in certi casi si paga fino al 160% in meno

TRIESTE Le bollette della raccolta rifiuti e del consumo di acqua per le utenze private e quelle commerciali? Molto care, addirittura sopra la media nazionale, a Trieste e Gorizia. Sensibilmente più convenienti a Udine e Pordenone. Ad assegnare alla Venezia Giulia la maglia nera delle tariffe è il report realizzato da RefRicerche e presentato ieri nella sede della Camera di commercio triestina. Report che evidenzia appunto distanze siderali tra i principali comuni capoluoghi del Fvg.

Prendiamo ad esempio un ristorante di 180 metri quadrati. A Udine, per la tassa per i rifiuti solidi urbani, il titolare paga poco meno di 3 mila euro all’anno (per la precisione 2.896) mentre a Trieste deve sborsare 5.101 euro. Quindi oltre il 65% in più. Ancora più pesante la forbice nel caso degli alberghi: una struttura da mille mq a Udine paga 1. 835 euro annui contro i 4.820 euro richiesti a Trieste, vale a dire addirittura il 166% in più. Anche i parrucchieri udinesi e di Pordenone sono più fortunati degli omologhi triestini e goriziani, con Trieste che doppia Udine (176 euro contro 388 euro). Nel caso delle imprese del settore agroalimentare, tra l’altro, si assiste ad un sorpasso: in questo settore, cioè, Gorizia scippa a Trieste il titolo di città più cara , piazzandosi in testa alla classifica regionale con un esborso da ben 7.879 euro annui per un capannone industriale di 3 mila mq. Anche in questo caso Udine risulta essere la meno cara.


Ma come si spiegano differenze così marcate? «Tra i fattori in gioco - commenta Nicolò Valle, economista di Ref Ricerche - pesano diversi fattori a partire dal diverso grado di efficienza delle gestioni dei servizi e dal tasso di raccolta differenziata», con Trieste fanalino di coda con il 37,3%, performance ben lontana non soltanto da Pordenone - sul gradino più alto del podio con un incredibile 82,5% -, ma anche da Udine e Gorizia, entrambe sopra il 60% e sopra la media nazionale che è del 55%.

Fin qui come detto le bollette per la raccolta rifiuti. Ma anche a livello di tariffe per i servizi idrici esistono sostanziali differenze che, ancora una volta, vanno a discapito delle imprese della Venezia Giulia con Gorizia che si porta a casa il titolo di città più cara. Colpa, in buona parte, di reti idriche inefficienti caratterizzate da un pesante indice di dispersione - 45,2% per Trieste e 40,1% di Gorizia -, contro il 38% della media nazionale e, addirittura, il 14,1% di Pordenone. Qualche esempio? A fronte dei 57.835 euro spesi annualmente a Gorizia dai titolari di un albergo che consuma 8 mila metri cubi in un anno, a Udine, a parità di consumi, ne bastano circa 11 mila e a Pordenone 19.351 mentre Trieste si ferma a quota 32 mila 135. Gorizia detiene il primato negativo anche per le tariffe applicate ai ristoranti, con 12 mila 359 euro per un ristorante che ha un consumo di mille 800 metri cubi. Così come anche i parrucchieri della città sull’Isonzo devono prestare attenzione alle quantità d’acqua consumata, dato che se si consumano 400 metri cubi si pagheranno 2 mila 90 euro, contro i mille 518 di Trieste, gli 836 euro di Pordenone e i 571 di Udine. Trieste balza invece in testa per costi idrici di un’azienda alimentare che consuma 3 mila metri cubi: sono 10 mila 626 gli euro annui che l’imprenditore deve sborsare.

La presentazione del report di ieri è stata anche occasione per presentare l’aggiornamento del Tasp, la piattaforma telematica attraverso la quale un’impresa può calcolare il costo delle utenze nel comune in cui opera o cercare la soluzione più vantaggiosa per decidere dove investire: «È importante – ha spiegato Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia – dare gli strumenti giusti anche a chi decide di venire a investire nella nostra area».


 

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