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Regeni, Fedriga elimina lo striscione dalla Regione Fvg: «Viene strumentalizzato, ora basta»

Era stato sostituito dai vessilli degli europei Under 21. Una rimozione temporanea? No, definitiva

3 minuti di lettura

TRIESTE Lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni” non sarà più appeso sulla facciata del palazzo della giunta di piazza Unità e su nessun altro palazzo della Regione. Lo ha reso noto ieri sera il governatore Massimiliano Fedriga, che inizialmente, in giornata, aveva deciso di non commentare la scelta di sostituire il fascione di Amnesty International con i vessilli del campionato europeo Under 21 (una scelta dalla quale hanno peraltro preso le distanze la Uefa e la Figc che organizzano il torneo calcistico), denunciata per primo dall’ex sindaco di Udine e attuale consigliere di Open in piazza Oberdan Furio Honsell.

«Malgrado non condivida la politica degli striscioni e dei braccialetti – così il governatore – non l’ho fatto rimuovere per più di un anno per non portare nell’agone politico la morte di un ragazzo. Evidentemente questa sensibilità non appartiene a tutti e a ogni occasione non si perde tempo per alimentare polemiche». Fedriga, dopo aver ricordato la rimozione temporanea dello striscione su Regeni per il recente set hollywoodiano in piazza Unità, se l’è presa con «l’ennesima pretestuosa provocazione in conseguenza della nostra decisione di addobbare il palazzo per gli europei Under 21 che si tengono nella nostra regione. Perfino la Uefa (che in una nota congiunta con la Figc si è detta comunque «estranea» a qualsiasi richiesta di sostituire gli striscioni, ndr) mi ha dovuto scrivere impaurita da sterili tormentoni che non fanno altro che strumentalizzare il dramma avvenuto. Evidentemente la mia attenzione per non urtare le sensibilità non ha pagato, e ci si sente pertanto legittimati a imporre con atteggiamenti prevaricatori cosa deve o non deve fare la Regione. Per questi motivi comunico, così da anticipare le polemiche che continueranno a susseguirsi a ogni batter di ciglio, che lo striscione non verrà più esposto né a Trieste né in altre sedi della Regione».

In realtà, in principio, prima della nota ufficiale di Fedriga c’era stata come detto la critica di Honsell, che aveva parlato di un «gesto senza senso» poiché gli europei potevano rappresentare una buona occasione per rivendicare le istanze della famiglia Regeni. «Sono sconcertato e anche molto addolorato per questa dichiarazione», ha poi scritto Honsell: «Quello striscione è un messaggio di vicinanza a una famiglia che sta combattendo da anni una battaglia di civiltà, ma è anche un messaggio di solidarietà nei confronti di tutte le persone che sono perseguitate e torturate oggi nel mondo. La famiglia Regeni e i suoi consulenti in queste ore sono state vittime di forti intimidazioni per la loro determinazione a volere la verità e la giustizia, era quindi importante non fare una scelta di questo tipo. Fedriga viene meno al suo dovere di essere il presidente di tutti i cittadini, soprattutto quelli più deboli».

L’ex governatrice Debora Serracchiani, oggi parlamentare del Pd, aveva inizialmente elogiato la scelta dello stesso Fedriga, al suo insediamento nel 2018, di non rimuovere lo striscione dalla Regione dopo che lei stessa aveva deciso di affiggerlo in “risposta” alla decisione del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza di toglierlo dal vicino Municipio nel 2016, appena eletto. «L’atteggiamento di Fedriga – ha commentato in serata Serracchiani dopo aver confidato nel pomeriggio che Fedriga potesse «riappendere» quello striscione giallo – sinceramente delude nei toni e nel merito. È vero che il caso Regeni non dovrebbe essere usato per schermaglie politiche, ma la presenza dello striscione sul balcone della presidenza della Regione aveva un significato istituzionale non di parte. Ora, con la sua stizzita risposta che fa seguito a un silenzio incomprensibile, Fedriga induce a ritenere che la decisione di togliere lo striscione fosse già stata presa». «Ci sono luoghi dove quello striscione, silenzioso e rispettoso, aveva più senso che altrove – ha invece rilevato il dem Ettore Rosato, vicepresidente della Camera – e a Trieste, affisso sul Palazzo della Regione, la terra di Giulio, aveva un grande valore. Toglierlo è un inutile schiaffo ai tanti che ancora non si arrendono alle finte verità». Sui social si è ben presto scatenata la polemica. Tra gli altri anche Filippo Sensi, deputato Pd, ha espresso il suo sconcerto: «Ce l’hanno con gli striscioni – riferendosi alla Lega – così come con i giornali perché sono lo specchio nel quale sono costretti a guardarsi in faccia».

Anche il sindaco del Carroccio di Udine Pietro Fontanini aveva rimosso lo striscione per lasciare posto ai vessilli degli europei, salvo poi fare rapida marcia indietro. Poche settimane fa a Ferrara per festeggiare il salviniano Alan Fabbri, neoeletto sindaco, lo striscione era stato coperto da una bandiera della Lega mentre a Montichiari il nuovo primo cittadino Marco Togni aveva scelto di toglierlo perché «la ricerca della verità è competenza dello Stato».—


 

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