D’Annunzio e la statua a Trieste: altri nomi illustri vanno ricordati

L'editoriale di Franco Del Campo

TRIESTE Forse dovremmo avere uno sguardo più ampio e più lungo. La polemica innescata dalla decisione di realizzare a Trieste una statua di D’Annunzio, in occasione del centenario dell’impresa di Fiume, forse aiuta ad avere qualche titolo sui giornali, ma serve poco alla riflessione storica e poetica. In realtà, ancora una volta, è la politica, e non la migliore, a prendere il sopravvento. I rapporti di D’Annunzio con Trieste sono quasi evanescenti, oltre alla trasvolata della città, quando lasciò cadere un tricolore, che gli era stato donato da una delle sue numerose ammiratrici. Non aiuta che l’estrema destra, da Casa Pound a Forza Nuova, abbia ampiamente gioito per la scelta del Comune di Trieste.

Come reazione è arrivata la raccolta di firme contro la statua del “vate”. E così, dopo tanti anni, riemerge la domanda che Montale rivolse a Svevo: “…ma a Trieste vi odiate ancora così tanto?”. Speravamo, finalmente, di poter rispondere, con un sorriso, di no. E invece ci risiamo. Non ci odiamo più tanto, è vero, ma c’è chi ha nostalgia – in tutti i sensi - di antiche, profonde e dolorose lacerazioni, che il tempo e l’Europa hanno contribuito a lenire. Se proprio si vuole quella statua, minimalista, di un D’Annunzio pensoso, appoggiato su una pila di libri, la si metta vicino al suo opposto, al poeta “onesto” Umberto Saba, che cammina con un leggero sorriso, anche senza pipa e bastone. Se non si tratta di un’operazione nostalgica ed implicitamente politica, si faccia cultura e si allarghi lo sguardo sull’intelligenza e il cuore dei poeti, dei letterati e anche degli scienziati, che hanno raccontato e amato Trieste. Facciamo passeggiare o sedere su una panchina o in un caffè, i nostri poeti, letterati, artisti e scienziati, che ci hanno dato un’anima, forse un po’ più grande di quella che meritiamo.

Sarebbe bello poter incontrare, per strada, nelle piazze, nei giardini, Slataper e Stuparich, Angelo Vivante, Julius Kugy, Anita Pittoni, Miroslav Kosuta, Boris Pahor, e ancora Voghera, Rilke e Magris, magari passando per Carducci di "Miramar" e l’esule Tomizza, senza dimenticare artisti come Leonor Fini e Lojze Spacal, scienziati come Josef Ressel, Edoardo Weiss, Abdus Salam e Margherita Hack. E tanti altri ancora. In questo modo Trieste, affollata di memoria, potrebbe ricordarsi di essere la città europea che la letteratura e la scienza ci hanno raccontato. Così potremmo far contenti i turisti che vengo a farci visita, ma anche ricordare a noi stessi chi siamo stati e potremmo essere, smettendo per sempre “di odiarci così tanto…” . —

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