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Legambiente “boccia” Fedriga «Stia più attento a ciò che dice»

“Bandiera nera” al governatore per le sue dichiarazioni sul «folle ambientalismo da salotto»

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FVG Come ogni anno Legambiente segnala i buoni e i cattivi atteggiamenti verso l’ecosistema dell’Arco alpino, assegnando le proprie “bandiere”. Bocciato il governatore Massimiliano Fedriga, cui è toccata la bandiera nera.

Dopo i terribili disastri autunnali della tempesta Vaia, a un incontro con la Protezione civile a Ravascletto, Fedriga si era scagliato contro «il folle ambientalismo da salotto, che impedisce di tagliare gli alberi e togliere la ghiaia dai fiumi». Parole che Legambiente non ha potuto tollerare. Il presidente dell’associazione, Sandro Cargnelutti, ci tiene a precisare che non si tratta però di una presa di posizione politica: «Non è una ritorsione corporativa degli ambientalisti, vogliamo rimarcare la necessità di un’attenta e corretta comunicazione politica. Ci deve essere massima serietà da parte delle istituzioni pubbliche e religiose quando si parla di cambiamenti climatici, altrimenti ne va dell’informazione dei cittadini».

Per la prima volta Legambiente ha istituito anche una bandiera grigia, assegnata a un progetto non ancora realizzato, ma che già ha messo in allerta gli ecologisti: la tappa del Giro d’Italia sul Monte Lussari, prevista per il 2021. Cargnelutti ha lanciato un appello a Enzo Cainero, responsabile del progetto: «La cima dei tre popoli merita un evento coraggioso e nuovo. Chiediamo che la strada non venga asfaltata, che non vengano tagliate piante e non vengano distribuiti gadget di plastica. Dovrà essere una tappa sostenibile, solo a queste condizioni la sosterremo».

Legambiente si è resa disponibile per il calcolo dell’impronta di carbonio e la sensibilizzazione dei partecipanti, per evitare che si ripeta quanto accaduto nel 2013 per la tappa ai Piani di Montasio.

Bandiera verde, infine, per due cooperative montane: La Scluse di Chiusaforte e Coop Mont di Collina (Forni Avoltri). La prima ha creato occupazione e ridato vita alla vecchia stazione ferroviaria, trasformata in un centro di cultura e accoglienza sulla ciclovia Alpe Adria. La seconda ha salvato la coltura del cjapùt, il cavolo cappuccio tipico delle pendici del Monte Coglians, che ormai sopravviveva solo grazie all’impegno di Ciro Toch, il 92enne gestore dello spaccio di Collina.

Ora un gruppo di tre giovani e due cinquantenni trasferitisi da Roma, ha rilanciato la coltivazione, con l’aiuto della comunità che ha messo a disposizione gratuitamente molti terreni. In ottobre è stata organizzata la prima “Festa dei cavoli nostri” e l’intero raccolto di cjapùt è andato venduto. Proprio dove nel 1880 apriva la prima latteria cooperativa della regione, la solidarietà ha vinto ancora. —


 

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