Maratoneti e mamme, l’energia è la stessa

Degli atleti che hanno partecipato nel 2015 alla Rausa. Foto tratte da bbc.com

Uno studio sugli atleti partecipanti alla Rausa, maratona Usa da 3mila km, dimostra che la quantità massima bruciabile dalla macchina umana sotto sforzo estremo non è differente dall’enorme dispendio energetico delle donne in gravidanza

TRIESTE Come i runner che alla domenica affollano le corse competitive si chiedono quale sia il limite alle proprie prestazioni individuali, anche la scienza si interroga su quale, più in generale, sia il limite estremo cui possa giungere la macchina muscolare e metabolica umana. Forniscono ora una risposta a questo quesito un gruppo di antropologi americani e inglesi che hanno studiato i partecipanti a uno degli eventi agonistici più estremi, la Race Across the Usa.

La Rausa è una gara di oltre 3000 km che si estende dalla costa sul Pacifico (Huntingon Beach, in California) a quella sull’Atlantico (Washington). I partecipanti corrono una maratona da 42,2 km al giorno, 6 giorni alla settimana, per 20 settimane. Per capire quante calorie gli atleti consumino in questo sforzo estremo, una settimana prima che la gara del 2015 iniziasse, i ricercatori hanno sostituito l’idrogeno e l’ossigeno dell’acqua di 6 dei 12 atleti con i rispettivi isotopi deuterio e ossigeno-18, naturalmente innocui. Quantificando poi la quantità di questi isotopi in sudore, urine e aria esalata, hanno calcolato quanta anidride carbonica venisse prodotta, una misura correlata alla quantità di calorie bruciate.


La sorpresa di questo studio, pubblicato la scorsa settimana su Science Advances, è stata che in tutti i casi il consumo energetico, dopo un aumento iniziale, si è livellato al circa 2,5 volte il consumo metabolico basale, senza poter aumentare ulteriormente. In altre parole, dopo un breve periodo in cui il motore può andare fuori giri, c’è un limite massimo oltre il quale non riesce a spingersi. Andando a rivedere i dati disponibili su altre gare di endurance, come quelle di trekking artico, le ultramaratone di 160 km e il Tour de France, stesso risultato: c’è un limite al numero di calorie che anche i superatleti sono in grado di bruciare.

Questo limite, che corrisponde a circa 4000 calorie giornaliere, non sembra legato alle soglie tollerate da cuore, polmoni o sistema vascolare, che potrebbero spingersi oltre, ma alla capacità dell’intestino di assimilare i cibi. In maniera sorprendente, la quantità massima bruciabile dalla macchina umana sotto sforzo estremo non è differente dall’enorme dispendio energetico delle donne in gravidanza. Correre una ultramaratona o incubare un figlio, insomma, non è così diverso dal punto di vista metabolico. Il che apre una questione interessante: siamo diventati corridori nella savana perché ci siamo evoluti per fare figli che richiedono una gestazione lunga e laboriosa per permettere lo sviluppo del nostro grande cervello, o abbiamo acquisito la capacità di avere un grande cervello perché prima abbiamo imparato a correre nella savana? —


 

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