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Centro preghiera, i musulmani pronti al dialogo con il Comune

Alla festa di fine Ramadan la comunità bengalese avanza la volontà di cambiare i progetti visti i tempi lunghi del Tar ma il sindaco li gela: «No» 

MONFALCONE Oltre un migliaio di musulmani, in larghissima maggioranza di origine bengalese, hanno celebrato ieri mattina la conclusione del Ramadan con la tradizionale preghiera e la rottura del digiuno diurno. Nel centro culturale Darus Salam di via Duca d’Aosta, visti gli spazi contenuti, come da tradizione, sono stati due i turni di devozione, con il primo a partire dalle 7 e il secondo programmato per le 8.30. I fedeli che come punto di riferimento hanno il centro culturale Baitus Salat di via don Fanin si sono ritrovati nello spazio esterno dell’ex supermercato Hard di via Primo maggio, acquistato ormai un paio d’anni fa e il cui progetto di ristrutturazione è stato bloccato dal Comune a maggio 2018 a causa di denunciate carenze tecniche nel percorso di realizzazione della trasformazione dell’immobile.



In attesa della decisione del Tribunale amministrativo regionale, cui il centro islamico si è rivolto la scorsa estate per cercare di sovvertire la decisione del Comune, i rappresentanti del Baitus Salat ieri hanno lanciato messaggi distensivi all’amministrazione a margine della celebrazione dell’Aid al Fitr, la “festa della rottura”, condotta dall’imam Bilal Hossain. «Siamo pronti a dialogare per capire assieme all’amministrazione comunale come procedere» ha spiegato ieri Rejaul Haq, portavoce del centro islamico, che in città gestisce un paio di negozi. Il Baitus Salat sarebbe in sostanza disponibile a rivedere di sana pianta il progetto, secondo le volontà dell’ente locale, pur di poter utilizzare il bene acquistato, eliminando le spese di affitto (1000 euro al mese) che continua a sostenere per i locali di via Don Fanin. «Al di là dei costi, solo uno spazio più ampio, come questo di via Primo maggio, ci può consentire di avviare una serie di attività, come i corsi di italiano per le donne della comunità», ha aggiunto Haq.

Proprio le donne ieri ancora una volta non hanno potuto partecipare alla preghiera all’ex Hardi a causa dell’impossibilità, secondo gli organizzatori, di ricavare i dovuti spazi separati. «Crediamo che l’aver bloccato la realizzazione del centro culturale non sia comunque una vittoria per nessuno, considerando anche che la larghissima maggioranza dei monfalconesi di fede musulmana rimarrà in città, non se ne andrà», ha concluso Haq. A distanza, ieri mattina ha risposto il sindaco Anna Cisint che, pure in attesa di un’udienza del Tar, di cui non ha ancora notizie, come il centro culturale Baitus Salat, peraltro, ha ribadito le motivazioni tecniche alla base del blocco dei lavori, ma anche quelle che a livello normativo pongono «non poche questioni sullo status della religione islamica in Italia». –


 

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