Cento miliardi di vecchie lire per lo scalo ferroviario fantasma

Residenti e comitato No Tav Bagnaria criticano l’opera: una cattedrale nel deserto Contestati non solo i costi: «Oggi l’area è ridotta a una sorta di sfasciacarrozze»



La definiscono una cattedrale nel deserto. La situazione dello scalo ferroviario di Cervignano preoccupa molti residenti. «Riteniamo sia doverosa una riflessione in merito alla situazione dello scalo di Cervignano – si lamentano i cittadini che risiedono nella zona –. A distanza di due anni, l’area è in fase di smantellamento e di trasformazione in una sorta di sfasciacarrozze, con la rimozione di parecchi binari. Anni fa era il più grande scalo del Nord Est: aveva comportato un costo di oltre 100 miliardi di vecchie lire e la distruzione di 100 ettari di ottimo terreno agricolo. Da non dimenticare che esiste un piano particolareggiato che prevede l’estensione dell’interporto per diverse decine di ettari a ovest dell’attuale scalo. Una costante delle grandi opere è la lievitazione abnorme delle prospettive rispetto ai risultati concreti ottenuti. Come si può credere a chi propone e parla di sviluppo di un territorio, che di fatto è solo una servitù di transito, con nuove infrastrutture davanti a simili sprechi di denaro pubblico? Uno scandalo».


Interviene anche Gian Carlo Pastorutti, portavoce del comitato No Tav Bagnaria, che aggiunge: «Più di qualcuno aveva messo in guarda chi di dovere sulle grandi opere faraoniche, fin dal 1980: voci rimaste inascoltate e anzi denigrate. Mentre c’è una ridondanza d’informazione sul traffico del Porto di Trieste, grazie alla bravura del presidente Zeno D’Agostino, tutto tace sul raddoppio della linea ferroviaria Cervignano-Udine, attualmente sottoutilizzata nonostante sia a binario unico. Si è parlato di questo argomento solo in un articolo, in occasione di un incontro organizzato dai No Tav Bagnaria. Anche i sindaci interessati hanno ammesso di non aver ricevuto informazioni su un progetto preliminare depositato in Regione nel mese di luglio 2017. Questi elementi sono accompagnati dal progetto infrastrutturale denominato Trihub, in base al quale si passerà, nel 2023, da 10 mila a 25 mila convogli da Trieste. La maggioranza di questi convogli transiterà sulle due direttrici sud-nord».

Il sindaco di Cervignano, Gianluigi Savino, interpellato, commenta: «Confermo di non aver ricevuto il progetto concernente il raddoppio della linea ferroviaria Udine-Cervignano. Sottolineo che il nostro Comune, nell’anno 2010, ha espresso tutte le valutazioni sul progetto Tav riguardante la nostra tratta nell’ambito dell’assemblea permanente dei sindaci interessati a quel progetto». —

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi