Amianto killer, adesso cominciano a morire anche i figli dei cantierini

Operai ai lavoro per bonificare un tetto di amianto

Paternoster (Aea): «Nuova pagina dell’orrore». L’assessore Riccardi: «La Regione parte civile». Cure, qualche speranza

MONFALCONE Di amianto ora hanno iniziato a morire anche i figli dei lavoratori che il minerale lo incontravano nel cantiere navale o in porto per poi portarlo a casa. Nel nuovo troncone dei procedimenti penali cui sta lavorando la Procura della Repubblica di Gorizia compaiono anche i nomi di due figli e non solo di diverse mogli esposte perché lavavano i vestiti da lavoro dei mariti. È quanto è emerso in apertura del convegno "Amianto. Ieri, oggi, domani" organizzato dal Comune di Monfalcone, Lilt isontina e Ccm nel Museo della Cantieristica venerdì e ieri mattina.

Chiara Paternoster, presidente dell’Aea

«È il picco dell'orrore e dovrebbe esserlo dell'indignazione per una comunità chiamata a mobilitarsi nel suo insieme», ha detto nel suo saluto Chiara Paternoster dell'Associazione esposti amianto, spiegando di aver «visto la lista delle morti oggetto del nuovo processo che si sta imbastendo a Gorizia». Se le persone uccise dall'esposizione indiretta possano trovare giustizia, è però ancora tutto da accertare, come ha spiegato il procuratore capo di Gorizia Massimo Lia, intervenendo alla sessione mattutina di ieri. Però riaffermare la responsabilità è fondamentale. Lo è per il Comune, come ha ribadito sia venerdì sia ieri il sindaco Anna Cisint, lo è sempre per l'Aea che, per voce di Chiara Paternoster, ha chiesto venerdì alla Regione di continuare a costituirsi parte civile nei processi amianto, ottenendo una risposta positiva. «Quella per il riconoscimento del dramma degli esposti all'amianto è una battaglia di civiltà alla quale la Regione deve partecipare senza se e senza ma - ha detto l'assessore regionale alla Sanità Riccardi, confermando l'incardinamento della Crua al San Polo -. Oggi dobbiamo fare in modo che quanto è accaduto ieri non si ripeta domani, quindi la Regione continuerà ad avere un ruolo attivo, anche in sede legale, al fianco delle vittime».

Parte del pubblico presente al convegno del MuCa

Altrettanto alta resta, però, la richiesta di salute e, in sostanza, di speranza da parte degli esposti. Qualche spiraglio, di prospettiva, lo apre lo studio genetico sul rischio di sviluppare patologie asbesto correlate nella popolazione isontina promosso dalla Lilt che l'ha sostenuto (con 80 mila euro) assieme al Comune (40 mila euro), che si è detto pronto a rifinanziarlo. A realizzarlo, dando seguito al lavoro iniziato nel 2016 grazie ai fondi ricevuti dall'Aea, Violetta Borelli ricercatrice e docente del Dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Trieste, Manuela Schneider, referente dell'Anatomia patologica dell'Azienda sanitaria isontina, e Fulvio Celsi, ricercatore della Lilt.

Analizzando il materiale genetico di persone decedute a causa di mesotelioma ed esposti morti per cause non amianto correlate, i ricercatori, come hanno spiegato venerdì, sono andati a caccia dei quei fattori che possono predisporre alla malattia anche a dosi basse di esposizione. A incidere, hanno scoperto, non sono i geni di suscettibilità che aumentano il rischio, ma quelli di protezione, più presenti nei sopravvissuti all'esposizione.«Ora stiamo ampliando l'analisi genetica per definire un profilo di rischio individuale e anche arrivare a mirare le terapie», ha spiegato Valentina Borelli, citando la collaborazione avviata con il Cro di Aviano.

Uno studio quello targato Lilt (e Comune) che non prescinde dal grande lavoro svolto a partire dalla fine degli anni '70 dall'Anatomia patologica di Monfalcone grazie all'impegno del professor Claudio Bianchi, ricordato venerdì dal suo braccio destro per oltre 20 anni, Alessandro Brollo. Al momento le possibilità di sopravvivenza sul lungo periodo per i malati di mesotelioma rimangono comunque ridotte, come ha spiegato Marco Alloisio, responsabile della Chirurgia toracica della Clinica Humanitas di Milano e referente della Lilt del capoluogo lombardo, pur sottolineando come l'integrazione tra chemioterapia, chirurgia e poi radioterapia nei casi di diagnosi precoce apra qualche spiraglio per i pazienti.

Nel corso della due giorni si è parlato anche di bonifiche, da accelerare, anche per l'ex presidente del Fondo nazionale vittime amianto Giuseppe D'Ercole. La Regione, ha assicurato ieri l'assessore regionale all'Ambiente Fabio Scoccimarro, lo sta facendo, sia attraverso la mappatura, anche aerea, delle strutture sia stanziando nell'ultima Finanziaria oltre 2,5 milioni di euro per la rimozione dell'amianto attraverso varie linee contributive. —




 

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