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Il Papa in Romania con gli occhi puntati sulla comunità dei cattolici magiari

Gli székely chiedono autonomia scatenando tensioni con l’Ungheria. Il nodo dell’appoggio del Vaticano

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

A inizio maggio le due tappe nella diffidente Bulgaria, affrontando i sospetti e le ritrosie degli alti dignitari della locale Chiesa ortodossa. E in Macedonia, immerso in una storia «complessa di relazioni» tra etnie, aveva sottolineato a Skopje. Ora un nuovo viaggio a Est, il più lungo - in totale tre giorni – e delicato. Viaggio di Papa Francesco in Romania, Paese dove sbarcherà oggi, in valigia un’agenda fittissima, com’era naturale per la prima visita di un Papa nel Paese, dopo quella di Wojtyla, vent’anni fa.

Fra gli appuntamenti-chiave, la beatificazione di sette vescovi greco-cattolici martiri del comunismo, la stretta di mano con il patriarca Daniel e il sinodo ortodosso, la preghiera nella costosissima nuova mega-cattedrale di Bucarest, che tante polemiche ha sollevato negli anni scorsi e a quella cattolica di San Giuseppe, l’incontro con la folta minoranza rom. A cui Francesco, come a tutti i romeni, si presenterà come «pellegrino e fratello», ha detto il Papa, con l’obiettivo di «camminare insieme», il motto del viaggio, all’insegna dell’ecumenismo.

Il clou della visita sarà però la concelebrazione di domani al santuario mariano di Sumuleu-Ciuc, Csiksomlyo in ungherese, dove decine di migliaia di persone – forse 200 mila, in gran parte della minoranza magiara, tantissime in arrivo anche dall’Ungheria – sono attese per salutare e pregare assieme al Papa. Ma la religione, lì, potrebbe fondersi con tensioni storicamente statificate.

Francesco arriverà – e l’attesa è grandissima - nel cuore della terra degli székely, cattolici magiari di Romania, le cui richieste di autonomia hanno scatenato a intervalli regolari le ire di Bucarest e tensioni diplomatiche tra Romania e Ungheria, con quest’ultima che ha “pompato” milioni di euro in scuole, chiese, centri culturali e sportivi in Transilvania, come in altre zone all’estero, popolate da ungheresi, per rafforzare i legami con Budapest. Chi isserà la bandiera azzurra degli székely dovrà «ondeggiare» sui pennoni accanto a quel vessillo, aveva minacciato un anno e mezzo fa l’allora premier romeno Mihai Tudose, frase che fa capire la delicatezza della questione. E fa intuire i rischi di una celebrazione che potrebbe essere usata anche «come un evento nazionale» in chiave irredentistica, ha suggerito lo scrittore Attila Demko. E in prima fila a Csiksomlyo dovrebbe esserci proprio il presidente magiaro Janos Ader e Zsolt Semjen, il braccio destro di Orban.

La visita di Francesco potrebbe essere usata dai sostenitori di Orban per «ostentare» il presunto «sostegno» papale nei loro confronti, ha avvisato anche lo studioso di religioni Marc Roscoe Loustau dalle colonne di “America”, autorevole settimanale americano, gesuita come Francesco. «Siamo attenti alle provocazioni da parte ungherese», ha ammesso una fonte governativa romena all’agenzia Afp. C’è un rischio che «Orban manipoli la visita», conferma il politologo romeno Sergiu Miscoiu. Ma non sarebbe una novità. «Lo ha fatto dal 2010, usando ogni evento, anche il meno importante», per porre l’accento «sulla maggiore unità degli ungheresi, ma il pubblico romeno è ormai abituato a dichiarazioni del genere», aggiunge Miscoiu. Assicurando che invece il mondo politico a Bucarest attende oggi Francesco senza velleità conflittuali. —


 

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