Trieste, il manager dei bus ai saluti dopo 40 anni: «Lascio ma resterò sempre un tranviere»

Roberto Gerin, direttore di esercizio della Trieste trasporti, conclude oggi la carriera. L’inizio nel 1979 con l’Act, la passione nata sul tram 

TRIESTE «La passione per il trasporto pubblico? La mia famiglia, esule da Capodistria, abitava in campo profughi a Opicina e usava il tram per spostarsi in città. Probabile che di quei piccoli viaggi mi sia rimasto l’imprinting». Peccato allora andarsene prima che la trenovia torni a nuova vita. Perché Roberto Gerin, anima dirigenziale di Trieste Trasporti, va in pensione dal primo giugno avendo compiuto i 67 anni, dopo otto lustri di milizia aziendale, e racconta sorridendo il presunto accendersi della vocazione. «Ma resterò tranviere a oltranza, perché è un mestiere relazionale che ti coinvolge, i bus non viaggiano da soli: ci sono i lavoratori, i clienti, le istituzioni, i contatti nazionali ed europei». Festeggerà la quiescenza il 12 giugno da Suban, insieme a una sessantina di colleghi. Avrà modo di dedicarsi alle due passioni extra-lavorative, la bici e la montagna. Lo aspetta anche il ruolo di neo-nonno. Non sarà neppure una “fuga” definitiva dal posto di lavoro: continuerà a occuparsi di alcuni progetti con la Regione. E vuole rilanciare l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti triestina, di cui è presidente.

Il percorso


Ma riavvolgiamo il nastro biografico. Gerin ebbe una giovanile formazione cattolica, maturata all’Opera figli del popolo sotto l’egida di don Edoardo Marzari. Entrò nell’allora Azienda consorziale trasporti (Act) nel 1979, quando era un giovane ingegnere elettronico, che si era laureato pochi anni prima, dopo essersi diplomato all’istituto Volta: avevano bisogno di energie fresche che elaborassero il sistema informatico. Poi fece esperienza al controllo gestionale, alla funzione qualità, alla manutenzione. Nel 1994 il salto alla dirigenza. Sei anni dopo raggiunse lo snodo nevralgico della sua carriera, la guida del cosiddetto “esercizio”, ovvero la responsabilità “sul campo” dei mezzi e delle linee.
 

L’evoluzione

Ha visto il settore del trasporto pubblico locale (tpl) trasformarsi radicalmente. A cominciare dalla nascita di Trieste Trasporti, nella quale il partner privato, che oggi è Arriva (Db), possiede il 40% (la maggioranza è pubblica) ed esprime l’amministratore delegato: «Ho lavorato bene con i tre manager indicati dal privato nella conduzione aziendale operativa. Il primo era Ambrogio Benaglio, poi la lunga stagione di Cosimo Paparo, adesso Aniello Semplice». «È cambiato un mondo e, secondo me, in meglio - riprende Gerin -. Dal punto di vista operativo, a cominciare dalla potenziata efficienza degli aspetti manutentivi. Dal punto di vista di chi paga il biglietto, perché l’utente è diventato cliente. Dal punto di vista tecnologico, perché i mezzi si sono evoluti nella meccanica, nella motoristica, nell’elettronica di bordo». Ma soprattutto il trasporto pubblico può contare su un ingrediente fondamentale nella gestione e negli investimenti, come la certezza del finanziamento: «Pensi che nei primi anni Ottanta l’allora direttore di Act, Ezio Morteani, doveva andare in Prefettura a compilare le carte per ottenere il fido dalla Cassa di risparmio, onde riuscire a pagare gli stipendi». «Va riconosciuta - precisa il manager uscente - la lungimiranza della Regione, che a fine anni ’90 fu battistrada nel bandire la gara per il servizio».
 

L’eredità

Gerin è soddisfatto dell’eredità che lascia. Tredici milioni di chilometri percorsi ogni anno mediante 60-70 milioni di viaggi classificano il “tpl” triestino su livelli qualitativi elevati. «Alcune linee - ricorda - hanno una frequenza eccezionale, penso alla 9, alla 10, alla 11, alla 6 durante la stagione estiva». È comunque convinto che si possa fare meglio con l’opzione “mobilità a 360°”, nella quale convivono il servizio tradizionale, la chiamata, l’integrazione con il parcheggio e con la ferrovia. Il mare? «Anche il mare, certamente, ma l’acqua resta molto costosa». Invece cosa non andrebbe fatto? Gerin non ha dubbi: «Il Comune sta redigendo il Piano urbano della mobilità sostenibile. Spero che non chiudano via Mazzini, si rischierebbe di strozzare i collegamenti cittadini». —


 

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