Fotografie e carte militari delle battaglie più cruente

Le curiosità

La mostra al piano terra del Palazzo della Prefettura non sarà visitabile solo il occasione della Festa della Repubblica, in calendario la prossima domenica. Dal Piave all’Isonzo, il fiume della memoria, a cura dell’Associazione culturale Isonzo – Gruppo di ricerca storica di Gorizia, rimarrà aperta in Prefettura fino al 30 giugno dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. L’esposizione fa parte del progetto Gorizia 18-18, da teatro di guerra a laboratorio di pace, realizzato dal Comune di Gorizia con la collaborazione dell’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia e delle associazioni E’storia e Isonzo – Gruppo di Ricerca Storica. In mostra ci sono 10 pannelli mobili, con immagini e documenti provenienti dalle donazioni di varie famiglie. Testimonianze che raccontano le trincee del Piave per giungere alla desolazione che rimase sulle sponde dell’Isonzo alla fine della Grande Guerra. La mostra ripercorre i vari momenti militari che hanno caratterizzato l’ultimo anno di guerra tra il Regno d’Italia e l’Austria – Ungheria. In particolare spiccano due grandi battaglie sul Piave, denominate rispettivamente del Solstizio e di Vittorio Veneto, illustrate con fotografie e rappresentate in alcune carte storico militari d’epoca. Per quanto riguarda l’apertura mattutina del Palazzo del Governo questa domenica, il Fai chiarisce: «L’iniziativa del 2 giugno non è un punto di arrivo, ma una tappa di quello che si vuole fortemente sia una rete di percorsi ricchi di tematiche attente e che siano portatori di conoscenza, tramite un avvicinamento dei cittadini alle Istituzioni. In questo quadro il Fai vuole dare il proprio contributo attraendo quanto più cittadini possibile a questo evento». Per chiudere una nota sulle opere ricavate dai residuati bellici di Sergio Pacori, visitabili fino al 30 giugno insieme all’altra esposizione storica. Di quest’ultime lo psichiatra Sandro Sigillò ne parla come di «Una metamorfosi del male in bene, dalla ruggine che si fa metallo prezioso, dei resti sperduti di vecchi rottami che diventano opere d’arte». —


E. M.

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