La furia del pool di costruttori: «Pronti al contenzioso legale»

Il gruppo vincitore del bando non esclude «di coinvolgere la Corte dei conti». A vuoto l’opera di lobbyng avviata dalla capocordata veneta nell’ultimo periodo

Trieste. La guerra a suon di avvocati e carte bollate è assicurata. Dopo mesi di silenzio, rotto solo recentemente davanti alla percezione del precipitare degli eventi, Clea e le imprese che costituiscono l’Ati che si è aggiudicata l’appalto di Cattinara reagiscono duramente all’annuncio del commissario Antonio Poggiana. La società veneta si prepara alla battaglia, nonostante il lavoro di lobbying avviato negli ultimi giorni nei confronti della Regione per tentare di trovare un compromesso che salvasse il cantiere.

«Quello che è accaduto ha dell’incredibile – scrivono i costruttori in una nota ufficiale – perché si risolve un contratto per inadempienze inesistenti e senza avere mai incontrato l’Ati, che si è sempre detta disponibile a soddisfare le nuove richieste pervenute nel corso degli anni della stazione appaltante». Le aule del tribunale sono dietro l’angolo: «Vista la complessità del provvedimento – continua il comunicato – l’Ati si riserva di valutare le azioni a tutela della propria reputazione e del proprio lavoro, ma è evidente che si preannuncia l’apertura di un contenzioso lungo e oneroso, a discapito dei cittadini che aspettavano un nuovo ospedale». E non finisce qui, perché Clea non esclude di «coinvolgere la Corte dei conti, per vedere riconosciuto anche il danno erariale connesso ad una condotta da parte dell’AsuiTs».


La decisione dell’Azienda sanitaria arriva come un pugno in faccia al pool di imprese che ha sempre rigettato le lacune lamentate a Trieste sugli aspetti antisismici del progetto. Discorso analogo a quello delle garanzie fideiussorie, messe in discussione dall’AsuiTs ma considerate valide dai vincitori dell’appalto. Argomenti che non paiono preoccupare il commissario dell’Azienda Antonio Poggiana, convinto dell’esito favorevole di un probabile contenzioso: «Se non avessi avuto una posizione solida, non avrei adottato un provvedimento così radicale».

Clea tira fuori gli artigli, dopo aver cercato sponda nei confronti del vicepresidente Riccardo Riccardi. Un tentativo di sbloccare la situazione per via politica, perché la risoluzione del contratto costerà alle imprese dell’Ati una segnalazione all’Anac e il rischio di non poter partecipare a gare d’appalto pubbliche. Non bastasse, la rottura del contratto prevede una penale da 5,5 milioni e 10 mila euro di “multa” per ogni giorno di ritardo nella consegna del progetto esecutivo.

Da qui la richiesta di mediazione avanzata il 6 maggio a Riccardi con una lettera che non ha mai avuto risposta. Clea lamentava le «fughe di notizie» e affermava che «non possano sussistere elementi sufficienti tali da giustificare la risoluzione contrattuale». L’Ati auspicava la ripresa di rapporti di collaborazione con l’AsuiTs, addebitando la situazione conflittuale ad «aspetti solo da chiarire e malintesi». La lettera chiudeva domandando la collaborazione del vicepresidente «al fine di ricevere un supporto per la risoluzione delle incomprensioni», attraverso una mediazione con l’Azienda.

Sulla questione è stato sensibilizzato nei giorni scorsi anche il consigliere regionale dem Roberto Cosolini, che dopo l’incontro ha depositato una richiesta di audizione di Riccardi. Voci di corridoio raccontano infine di pressioni arrivate in Regione e Azienda sanitaria da parte di alcuni parlamentari veneti, evidentemente contattati dalla veneta Clea. —

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