La Procura apre un fascicolo sui carri merci “impazziti”

L’ipotesi di reato al vaglio della magistratura è pericolo di disastro ferroviario. Ancora da chiarire come abbia fatto il convoglio a “fuggire” da Udine

GORIZIA Un fascicolo d’indagine è stato aperto per l’ipotesi di reato di “Pericolo di disastro ferroviario”. I sei vagoni che si sono mossi fuori controllo per una trentina di chilometri, da Udine a Capriva, sono sotto sequestro. Così come un elemento metallico che, secondo i primissimi accertamenti, potrebbe anche essere un pezzo di un freno. Ma questo potrà essere stabilito con certezza solo da un esperto di trasporti ferroviari al quale la Procura di Udine affiderà il compito di effettuare una perizia per chiarire che cosa è successo esattamente intorno alle 12 di lunedì alla stazione del capoluogo friulano.



A quell’ora una convoglio merci senza locomotiva (formato da sei carri pianale – quelli aperti – carichi di lastre d’acciaio e rottami ferrosi) ha cominciato a muoversi autonomamente, dapprima piano e poi a velocità più elevata in direzione di Gorizia. Ha raggiunto, secondo stime degli addetti ai lavori, punte di sessanta chilometri orari. La pendenza media del sei per mille ha consentito ai vagoni di raggiungere quasi Mossa e poi, per via di una pendenza contraria, è tornato indietro fino a Capriva dove si sono definitivamente fermati e dove poi sono stati agganciato da una locomotiva che li ha portati a Gorizia, dove sono stati posti i sigilli e dove personale della Scientifica ha fatto i primi rilievi. I sei vagoni erano in gestione a Mercitalia Rail (è la controllata di Ferrovie che gestisce il servizio di trasporto merci e di logistica in Italia e in Europa) ed erano in sosta alla stazione di Udine in attesa di andare a formare un treno.

«Da poche ore è stato aperto un fascicolo per l’unica ipotesi di reato al momento configurabile – ha spiegato ieri il procuratore capo Antonio De Nicolo – che è quella di “Pericolo di disastro ferroviario”. Adesso il caso è allo studio. Se ne sta occupando il pm Lucia Terzariol che, alla luce di ciò che emergerà dalle carte, valuterà se fare iscrizioni nominative nel registro degli indagati ed, eventualmente, anche se ci sono ipotesi di reato differenti che meglio si adattano a ciò che è realmente accaduto».

La dinamica dell’episodio, infatti, è tutt’altro che chiara. E ci vorrà tempo per dare una risposta a tutte le domande che si sono già posti gli inquirenti (procede la Polizia ferroviaria di Udine, sotto la guida del responsabile Stefano Cadelli). Che cosa si stava facendo in quell’area della stazione di Udine? Si stavano effettuando manovre appunto per spostare i vagoni? Oppure c’è stato un guasto, un distacco di qualche pezzo? Gli investigatori verificheranno anche l’eventuale presenza di telecamere, ma stando ai primi controlli non ce n’è di vicinissime al punto dell’incidente. Non si può escludere, comunque, che ci possano essere immagini utili, gli accertamenti sono in corso.

«Per poter fare luce sull’esatta dinamica dell’episodio – conferma lo stesso capo della Procura – sarà indispensabile una perizia. Solo un esperto potrà spiegare determinati aspetti e quindi appena possibile sarà affidato l’incarico. Nel frattempo stiamo esaminando tutto il materiale che è stato già raccolto tra cui anche un pezzo metallico che potrebbe essere parte di un freno, ma anche questo sarà il perito a stabilirlo».

Per precauzione ieri era stata temporaneamente evacuata anche la stazione di Gorizia perché, essendo il convoglio incontrollato, non si potevano escludere possibili incidenti o deragliamenti. Nell’ipotesi peggiore, il treno sarebbe stato incanalato verso un binario morto – sempre in stazione a Gorizia – che finisce in una zona circondata da campi. Per fortuna i vagoni non si è mosso contromano (per usare un concetto tipico della circolazione stradale), ma nel senso in cui procedevano gli altri. La circolazione ferroviaria è stata immediatamente bloccata ed è stata riaperta verso le 15.15. Alcuni passeggeri sono stati trasferiti su altri treni, altri su bus e altri ancora, quelli scesi a Redipuglia, su taxi. I pendolari, però, hanno lamentato un forte ritardo nelle comunicazioni e nell’attivazione del servizio pullman e hanno scritto alla Regione e a Trenitalia chiedendo «un miglioramento dell’informazione sia in stazione, sia a bordo treno proprio nei casi di criticità».—


 

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