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La testimonianza di una docente: «Ricerca, carriera in salita per le donne»

Seminario di Marcella Corsi, professoressa della Sapienza sulla parità di genere: costrette a posticipare maternità e vita di coppia

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TRIESTE Sono in costante aumento le donne che scelgono una formazione universitaria e una carriera accademica: in Italia rappresentano il 57,6% dei laureati e il 51,8% dei dottori di ricerca, un dato valido per quasi tutti i settori ad eccezione delle Stem (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), dove comunque si registrano progressi in tal senso. Ma a livello di parità di genere il problema è il cosiddetto “soffitto di cristallo”: per quanto le donne siano brillanti e investano nella propria carriera anche a discapito della vita privata nei ruoli apicali continuano a essere sottorappresentate.

Come evidenzia il rapporto “She Figures” della Commissione Europea solo il 23% dei professori ordinari è di sesso femminile e non si tratta di un problema unicamente italiano, ma condiviso, pur con alcune differenze, con gli altri stati europei. Di donne in accademia e parità di genere si è occupata ieri, in un seminario ospitato dalla Sissa (scuola dove la presenza femminile è di molto inferiore alla media nazionale), Marcella Corsi, professoressa di economia alla Sapienza e autrice di lavori che spaziano dall'economia del lavoro alle tematiche dello sviluppo umano, spesso in ottica di genere.

«Nella carriera accademica, in particolare nei settori scientifici, la schiavitù della valutazione bibliometrica, legata alla pubblicazione dei propri studi nei cosiddetti “top journal”, condiziona pesantemente la vita privata delle donne. Questo perché il percorso dal dottorato alla stabilizzazione si gioca tutto nella prima età fertile della donna, dai 25 ai 35 anni, e se in quegli anni si perde terreno a livello di pubblicazioni si rischia di vanificare tutto il percorso precedente. Perciò si tendono a posticipare alcune scelte di vita, dai progetti di coppia alla maternità: si dice spesso che dietro a un grande uomo c’è una grande donna, ma dietro a una grande donna c’è davvero un grande uomo? O in altre parole, quanti uomini sono disposti a sacrificare la carriera per aiutare le proprie compagne nella gestione familiare?».

Nel raggiungimento di una reale parità di genere gli stereotipi continuano a pesare e sono difficili da scalfire, perché nascono dall’educazione familiare e dalla formazione ricevuta nella scuola primaria e secondaria. In questo senso, dice Corsi, vanno incoraggiate le campagne di lotta agli stereotipi di genere: «Dalle attività svolte in classe ai contenuti dei sussidiari, fino ai giochi per bambini: per scardinare gli stereotipi bisogna partire da qui. Scegliere di regalare un meccano a una bambina e una bambola a un bambino sarà utile per entrambi: il bambino potrà diventare un padre migliore e la bambina potrà sconfiggere quel senso di inadeguatezza rispetto alle scienze che è una delle cause del gender gap in quest’ambito». Fondamentale poi è il valore dell’esempio: «Vanno incoraggiate le attività di mentoring al femminile nelle scienze e certamente giocano un ruolo importante i testimonial: da quando Fabiola Giannotti è a capo del Cern l’immagine della fisica come materia “maschile” è cambiata”. Corsi si dice anche favorevole alle cosiddette “quote rosa”: «Ma le chiamerei piuttosto quote di rappresentanza, perché è dimostrato che tendiamo a premiare i nostri simili e finché a operare queste scelte saranno degli uomini il risultato è piuttosto scontato. Nei grandi atenei statunitensi che hanno introdotto meccanismi di rappresentanza tutelata i risultati si sono visti e le donne più brillanti sono riuscite a emergere» . —


 

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