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La stoccata di Giacca prima dell'addio all'Icgeb: «Trieste disattenta e senza ricadute dalla scienza»

Il direttore dell'ente ha accettato un incarico a Londra. Domani la nomina del sostituto: «Manca trasferimento tecnologico dai laboratori a aziende»

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TRIESTE «Sono triestino, mi sono laureato a Trieste e trovo paradossale la scollatura che c'è tra il mondo della scienza ad alto livello, eccelso, e l'amministratore o il cittadino della città, che non si accorgono di questa. Non c'è alcuna ricaduta sulla città e questo perché manca la capacità di trasferire le tecnologie sviluppate nei laboratori» ad aziende, alla cittadinanza, «per creare ad esempio, start up innovative. Basti pensare che nessuno dell'amministrazione comunale è venuto all'Icgeb. Un pò più vicina è invece la Regione Fvg».

Lo ha detto il direttore uscente dell'Icgeb Mauro Giacca, alla conferenza stampa alla vigilia del board che nominerà un nuovo direttore mentre Giacca ha accettato un incarico a Londra. Città dove, invece, il trasferimento tecnologico c'è: «In Italia ci sono 5 mila imprese innovative, mentre solo nella zona di Londra ce ne sono 250 mila. E questo dà un'idea anche del finanziamento che gira intorno a questo tipo di attività che spero arrivi fino ai pazienti». Giacca ha proseguito: «C'è un ente, l'Area di ricerca, che si comporta come un imprenditore immobiliare e che ci ha chiesto un aumento di 300 mila euro all'anno sui 900 mila che già paghiamo, di cui la metà sono spese per utenze - ha proseguito il genetista -. Il ministero degli Esteri ci sostiene, ci aiuterà anche in questa occasione».

La città ha bisogno di «professionisti nel trasferimento tecnologico, cioè bisogna che si doti, non solo per l'Icgeb ma anche per tutti gli enti di ricerca di eccellenza, di professionisti che sappiano di scienza e di ricadute che la scienza può dare - ha indicato Giacca -. Non sto parlando di creare fiere per giovani con il premio di 3 mila euro per l'idea geniale di un neolaureato, ma di mettere in piedi start-up da diverse decine di milioni di euro che riescano, soprattutto nell'ambito medico, a creare nuovi prodotti, nuovi farmaci in cui ci siano capitali da poter utilizzare. Se non si creano figure di esperti di trasferimento tecnologico, la città vivrà sempre questo scollamento».

È una delle due ragioni per cui lo scienziato lascia l'incarico; l'altra è la possibilità di «dedicarsi alla ricerca. Ho avuto un ruolo manageriale di alto livello, poco compatibile con la ricerca. Sono stati anni molto intensi, lascio un ente in fase di espansione e consolidamento, con attività in aumento a livelli internazionali, accademico e di pubblicazioni»

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