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La battaglia dello slivovitz: Romania e Ungheria all’Ue

Una nuova questione potrebbe presto dividere parte dell’Europa centro-orientale e balcanica e non solo: rivedere le rigide regole sulla distillazione fatta in casa e da parte di piccoli proprietari di frutteti

Stefano Giantin
1 minuto di lettura

Non solo migranti e rispetto dello stato di diritto. Un’altra questione, solo all’apparenza banale, potrebbe presto dividere parte dell’Europa centro-orientale e balcanica e il resto del continente. La nuova miccia? Un tema sentitissimo in tutto l’Est: la libertà di distillare in casa la celebre “palinka” magiara o la “tuica” romena, evitando che l'Europa metta i bastoni tra le ruote ai tantissimi piccoli distillatori che, come da tradizione, accendono i loro alambicchi tra l’estate e l’autunno.

È lo scenario che si dovrebbe concretizzare oggi a un vertice dei ministri delle Finanze Ue su spinta di Romania e Ungheria, Paesi già in conflitto con Bruxelles su tanti temi e che si stanno preparando a un’altra battaglia campale. Obiettivo: convincere gli altri Paesi membri a rivedere le rigide regole sulla distillazione fatta in casa e da parte di piccoli proprietari di frutteti. A rivelare il quadro l’agenzia Reuters, che ha raccontato che Bucarest - che detiene la presidenza semestrale Ue - e Budapest chiederanno che «si tolgano» completamente a livello europeo le restrizioni «alla distillazione casalinga» di prodotti come lo slivovitz. E soprattutto che «si dia la possibilità ai Paesi membri di abolire le accise per i distillati prodotti» da agricoltori e privati «per il loro uso personale». Secondo quanto sta emergendo, c’è una proposta concreta abbozzata dalla Romania, che prevede modifiche alla legislazione Ue per «legalizzare» del tutto «le distillerie domestiche». E per rendere completamente “tax free” i distillati di prugna e altri tipi di frutta «fino a cento litri» in Romania e Ungheria. E «fino a 50 negli altri Stati Ue».

In Romania e Ungheria la piccolissima produzione domestica è già oggi permessa, ma le leadership politiche vogliono che sia anche libera da gravami fiscali. Budapest ci aveva provato già nel 2010, quando la prima misura decisa dall’allora neo-premier Viktor Orbán fu proprio quella di dare luce verde in Ungheria alla distillazione in casa della palinka, senza accise: mossa apprezzatissima in patria, ma che la Corte europea di giustizia bocciò nel 2014. Budapest aveva abbozzato, parlando di «tradizione storica» a rischio e promettendo di non arrendersi nella difesa della “palinka libera”. Ora, cinque anni dopo, l’ascia di guerra è stata nuovamente dissepolta. Ma secondo la Reuters la vittoria è difficile, soprattutto per l’opposizione alle proposte romene e magiare di Stati membri come Bulgaria, Svezia, ma anche Italia e Germania. —


 

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