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Pattuglie miste italo-slovene per presidiare le aree di confine

Il ministro degli Esteri di Lubiana lancia la stretta sui controlli per arginare gli ingressi lungo la rotta balcanica. Ok da Roma

2 minuti di lettura

TRIESTE La cosiddetta rotta dei Balcani seguita dai profughi per transitare dal Medio Oriente in Europa non è affatto chiusa. Lo è, per la verità, solo ufficialmente, perché il traffico non si è mai esaurito. Ne sa qualcosa la Slovenia che, nonostante gli oltre 170 chilometri di muro al confine con la Croazia, vede giornalmente decine di rifugiati transitare illegalmente sul proprio territorio in direzione Austria o Italia.



Ma se con Vienna il dialogo sembra essere chiuso, dopo che il governo di destra guidato dal premier Sebastian Kurz ha recentemente stabilito un’ulteriore proroga dell’annullamento del regime di Schengen con la Slovenia e quindi riconfermato i controlli ai confini, con l’Italia l’atmosfera politico-diplomatica è molto diversa. Così incontrato il responsabile della Farnesina Enzo Moavero Milanesi a Bruxelles a margine del Consiglio europeo, il ministro degli Esteri della Slovenia Miro Cerar non ha esitato a proporre la riedizione delle pattuglie miste di polizia italo-slovene al confine tra i due Paesi proprio per arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina.



Per Lubiana, è posizione ben conosciuta dalle cancellerie europee, il controllo dei confini all’interno dell’Area Schengen è assolutamente inaccettabile. La Slovenia ha sempre difeso il proprio ruolo di “custode” dei confini esterni di Schengen nei Balcani occidentali, giustificando così di fatto anche l’innalzamento delle barriere materiali lungo il limes con la Croazia, ma al suo interno l’area, per Lubiana, è intoccabile. E così è impensabile per la diplomazia slovena l’ipotesi di riprendere i controlli ai valichi tra Italia e Slovenia.



Il ministro degli Esteri Miro Cerar ha chiaramente illustrato la posizione di Lubiana al responsabile della diplomazia italiana Enzo Moavero Milanesi, il quale ha accolto molto positivamente le parole del collega sloveno. Il responsabile degli Esteri italiano ha quindi annunciato che, a breve del caso saranno interessati i ministeri degli Interni dei due Paesi, mentre seguirà già entro la metà di maggio un vertice tra i direttori generali di entrambe le polizie. Il ministro Cerar, da parte sua, ha affermato che la costituzione delle pattuglie miste deve avvenire nel minor tempo possibile, anche se non ha saputo indicare una data precisa, soprattutto «per bloccare il flusso illegale attraverso il confine e dare così un segnale molto serio ai criminali trafficanti di uomini per far capire loro che le cose sono cambiate».



Secondo i dati Frontex, da gennaio a marzo nei Balcani occidentali sono stati 2.300 i passaggi illegali di confini, almeno quelli evidenziati dalle autorità, +81% rispetto a un anno fa, un dato che fa pensare che, nell’anno del 2019, saranno superati i 5.900 passaggi irregolari registrati nel 2018. Numeri ben lontani dai picchi del 2015 (ben 764 mila ingressi), ma anche dai dati del 2017, chiuso a quota 12.000 ingressi. Una diminuzione attribuita alla chiusura della rotta e all'accordo Ue-Turchia.

Dopo che Ungheria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia hanno chiuso i loro confini, i migranti hanno iniziato a optare per una rotta parallela dall'Albania attraverso il Montenegro o la Serbia alla Bosnia Erzegovina. Un piccolo numero ha scelto la rotta via Bulgaria e Romania. Ma negli ultimi mesi ha ripreso vigore anche la rotta che dalla Bosnia va in Croazia, Slovenia e poi si dirama o verso l’Austria o verso l’Italia. Solo lunedì scorso la polizia slovena ha intercettato a Ilirska Bistrica (Villa del Nevoso) 74 migranti giunti dalla Croazia e diretti in Italia.

«L’Ue e i Paesi membri - ha dichiarato Cerar - si devono dare da fare per assicurare la stabilità e la sicurezza e un fattore chiave in tale funzione è costituito proprio dal controllo dei confini esterni con la cooperazione degli Stati dove insorgono le crisi». Per ora il modello italo-sloveno delle pattuglie miste lungo il confine non verrà replicato da Lubiana con la Croazia lungo il suo confine sudorientale. Per Cerar non esiste la necessità. Certo è che i profughi passano ogni giorno, alcuni muoiono annegati nel infido fiume Kolpa, mentre in Croazia ci sono sempre più trafficanti di uomini fai da te che, pur di fare soldi, si improvvisano criminali e trasferiscono migranti dalla Croazia attraverso la Slovenia verso l’Italia. Ma si sa che tra Lubiana e Zagabria da alcuni mesi non corre buon sangue e, guarda il caso, proprio a causa dei confini nella disputa infinita di un arbitrato internazionale che la Croazia non riconosce.-


 

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