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Niente foto di classe per una scuola di Trieste: «Va tutelata la privacy»

Divieto imposto dalla preside della primaria Giotti di Rozzol per evitare “grane” legate  alla protezione dei dati dei piccoli. Mamme in rivolta. Le soluzioni nelle altre scuole

TRIESTE Niente foto di gruppo insieme ai compagni di classe. Lo ha deciso la dirigente scolastica della elementare Giotti che, ufficialmente per tutelare la privacy dei piccoli alunni, ha messo al bando i tradizionali scatti di fine anno con la lavagna sullo sfondo. Una decisione che ha mandato su tutte le furie molti genitori, innescato una pioggia di critiche sui social e acceso il dibattito su quella che in molti ormai considerano una vera “ossessione” la riservatezza. sso.

Sì, perchè le nuove normative europee sulla tutela dell’immagine dei minori entrate in vigore il 25 maggio 2018, stanno complicando non poco la vita ai dirigenti scolastici, costringendoli a rivedere la gestione della protezione dei dati personali e a farsi carico di una serie di rigidi adempimenti. Così rigidi da spingere appunto qualcuno a tagliare la testa al testo azzerando iniziative ritenute “rischiose” come appunto la foto di classe.


Era accaduto l’anno scorso a Grado, dove la preside di una scuola aveva autorizzato lo scatto a patto che i bambini fossero girati di spalle. E accade oggi alla Giotti, una delle scuole dell'istituto comprensivo Weiss. «La dirigente ci ha negato la possibilità di fare le foto ai bambini all'interno della scuola - si sfogano alcuni genitori - spiegando che ci sono dei problemi legati alle normative europee. Abbiamo insistito, ma non c’è stato verso di convincerla». E neppure l’impegno da parte delle famiglie a sollevare la scuola da ogni responsabilità raccogliendo liberatorie ad hoc, sarebbe bastato a far cambiare idea alla preside. Che, cercata più volte ieri mattina a scuola, non ha voluto né rilasciare dichiarazioni sull’argomento né ribattere alle critiche dei genitori. Pronti, in qualche caso, a muoversi per conto proprio organizzando foto all’esterno della scuola, davanti al portone.

Se il caso della Giotti appare come il più “estremo”, va detto comunque che il tema privacy e minori sta creando problemi di interpretazione anche in altri istituti. Alcune mamme, per esempio, avevano temuto che sussistesse il medesimo problema alla scuola Duca D'Aosta di San Giacomo, ma Antonio Cimarosti, dirigente dell'istituto comprensivo Bergamas del quale la primaria fa parte, smentisce l’esistenza di un vero e proprio divieto. «Semplicemente le classi non hanno ancora trovato un accordo su un unico professionista al quale affidare l’incarico. Ogni classe ne ha indicato uno diverso. Quando sceglieranno, come abbiamo già fatto per la Bergamas e la Slataper, autorizzeremo l'entrata del fotografo. Successivamente i genitori si rapporteranno direttamente con lui per l’acquisto delle foto, fuori dalla scuola, così non gestiremo noi il trattamento dei dati».

Per Cimatosti «serve il buon senso: la foto di classe è un ricordo del quale non possiamo privare i bambini» . La pensa così anche Mauro Dellore, dirigente del comprensivo di Valmaura. «È una tradizione da rispettare - osserva -. Per semplificare l'iter, noi abbiamo adottato questa soluzione: la scuola autorizza solo l’entrata di un professionista scelto autonomamente dai genitori. Così poi gli accordi e le responsabilità sono al di fuori della scuola». La dirigente dell'istituto comprensivo Svevo, invece, come altri dirigenti a Trieste, ritiene che il collegio e il consiglio di istituto (dove siedono anche i rappresentati dei genitori) siano gli organi preposti a prendere una decisione in merito. «Sono loro, una volta esaminati i preventivi chiesti a vari professionisti, a scegliere il fotografo. Poi i genitori acquistano le foto - spiega -. Lo fanno tutti volentieri, la maggior parte dei genitori è d'accordo, ma se qualche famiglia è contraria, il bambino non viene inserito nella foto. Sono successivamente i genitori a dover gestire correttamente quelle immagini, è loro responsabilità». All'iscrizione di un alunno, i genitori firmano una liberatoria, che ha valore però solo per i progetti didattici. Di qui l'esigenza di una nuova liberatoria, sottoscritta da tutte e due i genitori, per il via libera alla foto di classe. —


 

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