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La truffa colossale dei test del sangue di Theranos

Mauro Giacca racconta la storia di una incredibile frode che coinvolge alcuni tra i nomi più insospettabili dell'establishment americano

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TRIESTE Prima il bel libro “Bad Blood” di John Carreyrou, giornalista investigativo del Wall Street Journal, ed ora un film documentario appena prodotto dalla HBO americana, “The inventor: Out for blood in Silicon Valley” di Alex Gibney: di fatto, è difficile immaginare una storia più affascinante di quella di Theranos, l’azienda da 9 miliardi di dollari fondata da una ragazza prodigio di 19 anni, che aveva promesso di rivoluzionare i test medici e che invece è finita a essere incriminata per frode. In questa storia ci sono tutti gli ingredienti di un romanzo di cassetta: ambizione, tradimento, tantissimo danaro e il coinvolgimento di alcuni nomi tra i più insospettabili dell’establishment americano.

La protagonista è Elisabeth Holmes, giovane donna estremamente intelligente e ambiziosa – da piccola dichiarava di voler diventare miliardaria; all’età di 30 anni di fatto ci era riuscita. Accettata nel 2002 alla Stanford University per studiare ingegneria chimica, aveva lasciato al secondo anno per fondare una sua start-up a Palo Alto. L’azienda, che poi era diventata Theranos, offriva la possibilità di eseguire diverse centinaia di test partendo da una semplice goccia di sangue, senza il fastidio di un prelievo venoso, utilizzando uno strumento miniaturizzato, che Holmes chiamava l’«iPod delle cure mediche». Con lo straordinario dono di saper convincere, Holmes stregò una schiera di investitori e politici di alto livello, tra cui i precedenti segretari di stato George Shultz e Henry Kissinger, magnati come Rupert Murdoch e aziende come il gigante delle catene farmaceutiche Walgreens. Nel 2015, Holmes era stata riconosciuta dal presidente Obama come ambasciatrice degli Stati Uniti per l’imprenditoria globale.

Quando nel 2016 Theranos aveva ormai eseguito quasi un milione di analisi utilizzando come distribuzione le farmacie in California e Arizona, un’investigazione ha rivelato che la maggior parte dei risultati forniti erano irriproducibili, e che la mini-strumentazione di Holmes di fatto non esisteva. Portando all’estremo il motto della Silicon Valley “fake it until you make it” – fingi di averlo finché non riesci a produrlo –, Holmes era riuscita a imbastire un impressionante giro di persone e di danaro senza di fatto essere riuscita a costruire la tecnologia che aveva promesso.

A marzo dello scorso anno, Holmes e il presidente della Theranos sono stati incriminati dalla Sec americana per “frode massiva”, con l’accusa di aver raccolto oltre 700 milioni di dollari basandosi su promesse false o esagerate. Theranos ha chiuso immediatamente; il processo è ancora in corso. Ai lettori la scelta tra le tante morali che questa storia può insegnare. –

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