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La rivolta dei fiorai contro i mercatini a Trieste: «È concorrenza sleale e continua»

La categoria: «Presenza costante negli stand in centro di grossisti e vivaisti». E il Comune finisce sotto accusa

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TRIESTE «È una disfatta, siamo disperati!». I fiorai di Trieste sono in rivolta, lanciano un grido d’allarme denunciando l’aggressiva concorrenza da parte delle distese di gerani, ciclamini, bulbi e gerbere che vivaisti e grossisti espongono nei mercatini che si susseguono in città. E questo proprio nel periodo per loro più redditizio, la primavera, quando si acquistano le nuove piante per abbellire terrazzi e giardini.

«Da Trieste in Fiore, la fiera di metà marzo in viale XX Settembre – osserva Luisa Cividin, titolare dell’Annaffiatoio di via Gatteri – abbiamo assistito a un’esposizione costante, continua, itinerante, che dal Viale si è spostata in piazza Sant’Antonio per il mercatino di Pasqua e Piazza Europa, massacrando tutto il nostro lavoro. Nessuno vuol vietare gli eventi, ma le iniziative vanno bene quando durano pochi giorni, non mesi, e soprattutto quando non creano, come nel nostro caso, un calo di fatturato in un comparto che sfiora il 50 per cento». Il dito è puntato contro il Comune e in particolare contro l’assessore al Commercio, Lorenzo Giorgi. «A loro basta vantarsi delle bancarelle – sottolinea Piero Loreia di German in via Roma – ma non si rendono conto che stanno uccidendo il tessuto economico cittadino, nel caso dei fiorai stanno minando il comparto drenando, tra l’altro, soldi fuori città visto che i grossisti che espongono non pagano qui le tasse». I fiorai attivi in provincia sono una quarantina, cui si aggiunge chi opera sulle bancarelle di Ponterosso e all’esterno del cimitero di Sant’Anna.

«Mi sono trovata la fiera dei fiori a pochi metri dal negozio – sostiene Laura Longo del negozio La Pintadera di via XXX Ottobre – e, ovviamente, visto che ad esporre erano grossisti e vivaisti, quelli dai quali noi rivendite di fiori acquistiamo la merce, i miei prezzi in negozio risultavano più elevati. Così, oltre a non vendere, passo anche per ladra. Questa è concorrenza sleale». In questo periodo, tra l’altro, nel comprensorio del Parco di San Giovanni si è tenuta anche l’iniziativa Horti Tergestini. «Almeno – valuta ancora Loreia – quell’esposizione viene fatta con criterio, espongono rosai, bonsai, attrezzature particolari non in netta concorrenza con la nostra attività, e soprattutto fanno cultura della pianta, del fiore. Invece quei mercati fatti in centro rovinano sia il nostro lavoro che la conoscenza che ruota attorno a questo mondo. Servono professionalità, serietà e rispetto per chi lavora da anni facendo tanti sacrifici: è inutile poi piangere quando arrivano le chiusure se prima non si è fatto nulla per sostenere i negozi».

A lamentarsi non è solo il centro città. L’effetto “bancarella perpetua” si fa sentire fino a San Giacomo. «Questo negozio esiste da 67 anni, io ci lavoro da 42 – testimonia Alida Emili di Fiori Savina di via dell’Istria – e mi sto accorgendo che il nostro lavoro ormai è alla fine. Eravamo riusciti a superare la concorrenza della grande distribuzione, ma ora queste bancarelle di fiori continue ci stanno mettendo con le spalle al muro: siamo disperati, questo è il periodo in cui dovremmo lavorare di più invece c’è un calo quasi del 50 per cento del fatturato, non avevamo mai avuto problemi simili». Problemi generati anche dalla deperibilità del prodotto venduto, e dalla difficoltà di fare degli ordini visto l’andamento del mercato. «Il nostro stipendio noi lo ricaviamo da questa attività, e tra un po’ dobbiamo pagare le tasse – evidenzia Emili –. Giorgi ci deve ascoltare. Lo invito a passare una giornata dietro al banco, lo pago con i voucher purché si renda conto del disastro che stanno creando al nostro settore». —


 

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