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Dalla Slovenia all’Est europeo, salgono ancora le spese militari

In vetta la Polonia con un aumento che nel 2018 sfiora il 9%, seguita da Bulgaria e Romania. Nell’area balcanica spiccano i 900 milioni impegnati da Belgrado

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO C’è chi si rafforza per paura dell’Orso russo, chi mette mano al portafoglio per rimettere in sesto forze armate obsolete, chi investe per soddisfare i requisiti della Nato. Ma un filo rosso lega i Paesi dell’Europa centro-orientale e dei vicini Balcani: l’aumento costante delle spese militari negli ultimi anni. E il 2018 non ha fatto eccezione.

A tracciare il quadro è stato lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), istituto internazionale indipendente da decenni in prima linea nel fare le pulci ai budget degli Stati di tutto il mondo, per comprendere come i costi di difesa e riarmo gravino sui contribuenti. Il think tank svedese ha confermato che, come accade ormai «da due anni» a questa parte, le spese sono in aumento a livello globale e hanno toccato «i 1.822 miliardi di dollari nel 2018, una crescita del 2,6% rispetto al 2017»: cifre «superiori a quelle del 1988», oltre i livelli dei tempi della Guerra Fredda.

A dettare legge sono sempre i soliti: in testa gli Usa, seguiti da Cina, Arabia Saudita, India, Francia, Russia. E anche se proprio la Russia conosce da due anni una contrazione, con un significativo -3,5% tra 2017 e 2018, a Est è soprattutto il timore della potenza di Mosca a spingere verso una mini-corsa al rafforzamento degli eserciti e al riarmo. È proprio lì, nella regione che un tempo fu il “cortile di casa” di Mosca, che si sono registrati l’anno scorso fra i più «forti aumenti» della spesa, ha scritto il Sipri. In testa, la Polonia con un +8,9% fino a 11,6 miliardi di dollari; ma vanno col vento in poppa (con incrementi tra il 18 e il 24%) anche Bulgaria e Romania, dove le quote di bilancio dedicate alla difesa hanno toccato rispettivamente gli 1,1 e i 4,6 miliardi.

Gli investimenti per le forze armate crescono però anche nei Paesi baltici e nel cuore dell’Europa, in Cechia (da 2 a 2,7 miliardi), in Ungheria (da 1,5 a 1,6), Slovacchia (da 1,1, a 1,3). In generale, nell’Europa centro-orientale la spesa totale è stata di 28,3 miliardi nel 2018, con un +12% rispetto al 2017 e +35% confronto al 2009. L’aumento è spiegabile «in gran parte con la percezione di una minaccia dalla Russia, nonostante il calo delle spese militari» a Mosca, l’opinione di Pieter Wezeman, un ricercatore del Sipri.

E i vicini Balcani? Non scherzano, come già si sapeva osservando ad esempio le mosse di Belgrado, che pur tra sguardi corrucciati negli ultimi anni ha ridato lustro al suo esercito e all’aviazione, ricevendo Mig usati da Mosca e investendo in nuovi armamenti di produzione locale. Ma anche le mosse – incerte – di Zagabria per l’acquisto di nuovi caccia, quelle della Romania, con l’adozione di costosi sistemi di difesa antimissile e della Bulgaria, sempre in corsa per nuovi aerei militari, made in Usa.

Certo, come si evince spulciando nei database del Sipri nella regione gli investimenti per le forze armate nei Balcani non sono paragonabili a quelli delle grandi potenze, ma si parla comunque di tanti soldi, soprattutto per Stati che non navigano nell’oro. A guidare la classifica locale, la Serbia con 900 milioni nel 2018, seguita da Croazia (890), Slovenia (529), Albania (180), Macedonia (117), Montenegro (84) e il Kosovo, già 83 milioni nell’attesa della formazione dell’esercito nazionale, inviso a Belgrado. Sono tutti Paesi che hanno registrato una crescita, negli ultimi 12 mesi. Come negli anni precedenti. —


 

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