Chi investe nel porto di Trieste: Suning punta all’export di vino

Interesse del gruppo guidato Steven Zhang che controlla l’Inter. D’Agostino: «Nelle prossime settimane manager cinesi in visita alla piattaforma logistica»

TRIESTE. «Nel porto di Trieste ci sono molti grandi soggetti che stanno investendo. Non solo cinesi ma anche danesi, svizzeri, austriaci, tedeschi, olandesi, ungheresi»: così il presidente dell'Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Zeno D'Agostino, ieri alla presentazione del libro «La nuova via della seta. Voci italiane sul progetto globale cinese» di Francesco De Filippo. In dialogo con il direttore de Il Piccolo, Enrico Grazioli, D’Agostino, ha detto che «tutti i tasselli del porto» sono al loro posto. Al quale a quanto pare guardano grossi nomi dell’imprenditoria cinese.

Potrebbe infatti esserci l’interesse di Steven Zhang, 27 anni, erede designato del gruppo cinese Suning proprietario dell’Inter, sul porto di Trieste come piattaforma logistica del vino made in Fvg verso la Cina. Suning è un colosso da 70 miliardi di fatturato, con migliaia di dipendenti, interessi che spaziano dagli elettrodomestici, agli immobili, dall’e-commerce e fino al calcio. L’interesse del giovane Zhang si è manifestato all’ultima edizione del Vinitaly dove ha siglato una serie di operazioni commerciali con alcune delle maggiori aziende italiane del cibo e del vino: «Vogliamo promuovere questi prodotti di alta qualità per raggiungere un maggior numero di consumatori nel mondo. In futuro, l'azienda continuerà ad esplorare le opportunità di introdurre i migliori brand ed esperienze del lifestyle dall'Italia e da tutta Europa all'Asia», aveva detto.

Una missione strategica che potrebbe partire proprio da Trieste. D’Agostino, che nelle prossime settimane partirà per la Cina in visita dopo aver ricordato la conquistata centralità del mare Adriatico nei traffici internazionali negli ultimi 20 anni, ha illustrato le opportunità della logistica del Porto di Trieste e soprattutto i vantaggi fiscali derivanti dalla zona extradoganale che offre lo scalo giuliano. Elementi questi che potrebbero favorire – ha detto - una formidabile «piattaforma logistica del vino». Attualmente la Cina è solo al sesto posto nella graduatoria dlel’export verso la Cina.

Intanto D’Agostino a breve partirà per Pechino per una visita che avrà al centro la presenza dell’Autorità nelle strutture portuali in Cina, allo scopo di favorire l’export italiano. Si tratta di una delle direttrici dell’intesa siglata a Villa Madama dall’Autorità portuale con China Communications Construction Company. Ma non solo. I dirigenti cinesi ricambieranno la visita a Trieste nelle prossime settimane.. «Lo specifico know-how del Nordest italiano è anche il suo punto di forza», ha detto D’Agostino. «C’è bisogno di cervelli - ha proseguito -. Se qualcuno, ad esempio un imprenditore kazako, vuole portare delle aziende da queste parti, deve fare i conti con le dimensioni ridotte del territorio. Ciò che conta qui sono le connessioni con l’Europa e in particolare con l’Europa che conta, sempre più a est: è in quella direzione che le fabbriche si sono spostate, negli ultimi vent’anni. Siamo inoltre inseriti nel Nordest italiano, che è leader in alcune produzioni che sono le stesse sulle quali vogliono puntano i cinesi. Se ci dev’essere un matrimonio a livello industriale, questo deve avvenire tra la potenza finanziaria dei cinesi, o chi per loro, e il nostro specifico know-how».

E proprio dalla Slovenia sempre ieri è arrivato anche un appello sindacale transfrontaliero: «Il ruolo propulsivo dei porti di Trieste e Capodistria, pur in una naturale logica di competitività, rappresenta uno strumento essenziale per lo sviluppo integrato di queste aree, in un momento di grandi e inedite opportunità, a partire dalla Via della Seta». A firmarlo sono stati il Consiglio sindacale interregionale Nordest, composto da Cgil, Cisl e Uil Fvg, e i sindacati sloveni Zsss e Ks 90. — l.g.

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